KARL MARX, LA GRAZIA E LE DUE CITTÀ

Intervista a Giacomo B. Contri di Gianni Valente

 

 

«I cattolici hanno avuto due torti con Marx: di dargli torto spesso per cattive ragioni, di dargli ragione sempre per cattive ragioni». Giacomo B. Contri, psicoanalista allievo del mitico Lacan, pare saperla lunga. Ha frequentato per parecchio tempo l’accigliato padre del comunismo. «C’è stato un tempo in cui non poteva esserci nessuno più marxista di noi. Non l’ho dimenticato. Recentemente, dopo l’89, sono tornato al primo libro del Capitale, nella versione commentata da Louis Althusser; che spettacolo!». E allora chiediamolo anche a lui: possono tornarci utili a capire la realtà di questi anni le intuizioni del filosofo di Treviri?

GIACOMO B. CONTRI: Certo, a noi interessa la politica. Nel senso che le città, le polis, sono due. Siamo dei realisti, e la realtà sono due città. Le due città di sant’Agostino. Detto questo, molto di Marx diventa interessante.

Qualche esempio?

CONTRI: Penso alla sua analisi delle classi. Al criterio di classe dominante. Sarebbe utile applicarlo al grande passaggio di mano tra classi dominanti che sta avvenendo oggi in Italia. Capire quali sono i legami tra gli interessi e gli obiettivi del nuovo ceto emergente, l’uso della propaganda, la manipolazione dell’opinione, gli avvenimenti centellinati a scandire tutto questo scrollo. Poi, si sia d’accordo o no con l’uso che fa della sua analisi delle classi, e cioè la lotta di classe, tale analisi significa che esiste ancora un popolo. C’è il mantenimento dell’idea di popolo. Ma è l’idea di partenza che in Marx mi sembra geniale, è una pura verità.

A che si riferisce?

CONTRI: Il pensiero di Marx riguarda il lavoro, e il suo rapporto con la ricchezza, quella che lui chiama «la ricchezza delle nazioni». Ebbene, è chiarissimo per Marx che la ricchezza non deriva dal lavoro. Dal lavoro deriva ciò che è sufficiente a vivere: la sussistenza. Il lavoro non produce ricchezza. Ha per compenso al massimo un equivalente. Che magari permette una vita un po’ al di sopra della sopravvivenza. Cosa vuol dire la ricchezza? É ciò che definitivamente mi fa star bene, qualcosa di eccedente, un’eccedenza. Cristianamente diremmo la grazia. La grazia è un’eccedenza. Ora, non è il lavoro, l’opera delle proprie mani che produce la ricchezza, cioè la grazia. …

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30Giorni
n.2, febbraio 1993
pp. 56-57


 

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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