LA BUCCIA DI BANANA, O LA MARCIA SU ROMA

Ancora da una seduta recente:
il “trauma” che apre la non-via o impasse della patologia non ha nulla di trammatico o draumatico:
non c’è stato nessun dramma, il dramma lo si inventa dopo per farsene una ragion nevrotica (per difesa [1]).

Il trauma che introduce la mala-vita psichica è oleoso, scivoloso, come una macchia d’olio sulla strada o una buccia di banana:
una banalità − banalità non qualsiasi ma perversa − che rompe le ossa, materialmente e/o psichicamente.

L’intelletto critico non può nulla contro la buccia di banana, e la modernità vi è rimasta impotente salvo Freud:
è il limite del pensiero critico [2], incapace di fermare e perfino di individuare un’infamia che si sta facendo strada come accade in politica, e la patogenesi è come una Marcia su Roma.

Il trauma è ciò che produce un preciso scivolamento (olio, buccia):
quello da “Mia madre mi tratta bene, e lo chiamo ‘amore’”, a “Mi ama perché è mia madre” (variante: “Se non mi ama è una madre snaturata”), cioè la peste anzi il cancro della psico-ontologia, la corruzione dello spirito (ci sta la Madre, il Padre, e naturalmente “Dio”):
inizia così il regime dell’angoscia, della minaccia di perdere un Oggetto, l’amore, che non c’è, e di cui divento oggetto (“scarrafòne”, oggetto a).

Trauma è ogni atto espressivo, anzitutto linguistico, che opera lo shift o switch anzidetto, e “ama” presentarsi mite, sorridente, amichevole, amoroso:
se poi si presenta sacrificale, oltre che donativo, successo garantito.

É il non(-)nulla perverso, tutt’altro da una carica batterica o militare, o uno stupro.

Mi viene spontaneo il paragone con l’ingresso della peste manzoniana a Milano.

Alla lunga, sto parlando del “peccato originale”.

Un paragone blando è quello col passaggio dall’onesta illusione percettiva “Il sole sorge e tramonta”, al sistema geocentrico ossia una Teoria:
l’onesta illusione percettiva del sorgere non comporta affatto la Teoria geocentrica, che vi si insinua approfittandone.

Un celebre e massacrante esempio di switch perverso è quello platonico (Repubblica), dal fisico sole al “Bene”.

Non meno celebre è l’esempio del Cavallo di Troia, un … dono.

I sessi sono i primi feriti del trauma, che ne saranno secondariamente i messaggeri:
ed ecco il trauma come sessuale solo secondariamente, anche con diffamazione dei sessi che, loro, non hanno nulla di traumatico, anzi! in una versione (non natura) che non è per-versione.

Trauma cioè un linguaggio:
fine di “Il” Linguaggio o Partito Unico della lingua:
ossia il “Simbolico”, ma J. Lacan qui ha mancato benché con valore, e senza che nessuno abbia avuto il merito del suo valore.

Scoperto e giudicato il linguaggio proprio dello switch perverso, per differenza esso diventa una felix culpa, un termine di paragone come un catartico museo degli orrori.

_____________

[1] Ho già ironizzato con la battuta “La mamma batteva, il papà batteva la mamma, ambedue battevano me.”
[2] Il riferimento è a tanto pensiero novecentesco, in particolare alla Scuola di Francoforte.

venerdì 14 gennaio 2011

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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