LA CIVILTÀ DELL’APPUNTAMENTO. PER AMOR DI LEGGE. Testo di presentazione

o anche “Il regime dell’appuntamento”:
le due parole distinguono la medesima legge presa nel suo dispositivo collettivo o individuale.

I.
Realtà esterna

Il pensiero è la realtà esterna alla realtà esterna al corpo. Non c’è interiorità né contemplazione.

Il pensiero, anche quando lo chiamiamo “Filosofia”, è sempre pratico (o morale).

Il pensiero è la fonte della legge di moto dei corpi umani nell’universo dei corpi (non c’è “legge naturale” dei corpi umani).

Sarebbe un errore precisare “il pensiero umano”, perché il pensiero in quanto legislativo è solo umano, non esiste “animale umano”.

La legge che esso elabora quotidianamente è giuridica (o all’opposto antigiuridica): fa ordine imputativo (premiale prima che penale), non comando, non sistema, non organizzazione.

L’individuo ne è la san(t)a sede sovrana – superiorem non recognoscens -, quand’anche ne fosse generalmente indegno (come si verifica).

Rammento che in Freud “inconscio” designa un pensiero che si asserisce da sé (sogno, lapsus, formazioni di compromesso) senza domandare permesso a nessuno (“Il lusso dell’inconscio” scriveva M. A. Reisner).

II.
Potere

Vale l’analogia del pensiero con il Parlamento come realtà esterna alla società civile come collettività di corpi individuali in moto.

E’ facile intendere questa tesi se solo concepiamo il pensiero, individuale sempre, come legislatore (anche per il peggio):
vale l’analogia del pensiero con il potere legislativo (o costituente), in quanto realtà esterna alla società dei corpi (comportamenti) legislativamente unificati secondo un ambito territoriale (non secondo razza, lingua, religione).

E’ anche facile intendere che il pensiero è potere, salvo costatare che facciamo di tutto per esautorarcene cioè renderci impotenti, complici della Cultura che alimentiamo con ostilità alla Civiltà, a sua volta delirata come ostile:
infatti uno dei pensieri più diffusi è che la libertà di uno finisce dove inizia quella dell’altro, che il potere di uno finisce dove inizia quello dell’altro.

Correggendo San Paolo diciamo che omnis potestas a cogitazione: il che fa sì che se “Dio” esistesse sarebbe un robusto pensatore, il che è negato da ogni Teologia, così che si deduce che l’ateismo radicale è teologico. […]

 

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Pubblicato su societaamicidelpensiero.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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