LA COMUNE DEGRADAZIONE

SABATO DOMENICA 7-8 NOVEMBRE 2009
in anno 153 post Freud amicum natum

 

 

Freud “Sulla più comune degradazione della vita amorosa”
OSF 6

Quest’ultimo anno, nel nostro paese sempre alla punta del progresso, si è parlato molto di vita amorosa degradata nella sua relazione con la vita pubblica.

Al punto che qualcuno definirebbe il mio argomento di oggi “sfondare una porta aperta”:
questa espressione non mi piace, le porte non si sfondano né aperte né chiuse, a parte rari casi di interventi della forza pubblica, legittimi benché violenti:
l’espressione sa di stupro, sempre intellettuale prima che corporale.

Avevo questa sensazione già al Liceo a proposito di Alessandro Magno, che non risolveva i nodi ma li tagliava con la spada:
il suo maestro Aristotele non avrebbe apprezzato, o sì?:
la questione si pone perché neppure lui, maestro di logica, ha , non dico risolto, ma neppure esaurito l’inventario delle questioni di logica:
infatti non ha riconosciuto nell’amore, nella sua ineludibile relazione con i sessi
– non sto parlando di necessità, logica o biologica, né di quel solito cic-ciac bio-logico a spruzzi culturali che chiamiamo “psicologia” -,
una, ed eminente, di esse.

Basta seguire la pagina di Freud
– in questo articolo, nel precedente, nel successivo e insuperato sul “tabù della verginità” -,
per trovare che la psicologia è tutta una faccenda di logica in-pensata:
nella sua pagina si tratta sempre di relazioni o legami di successione (come nel sillogismo) tra termini del pensiero, come legge dell’azione e dell’affezione:
il pensiero ha questa potenza, anche quando la irrisolve come impotenza.

Non ci sono due degradazioni, amorosa e politica o di civiltà, privata e pubblica, ma una sola.

É flagrante che la politica che conosciamo ovunque, non solo non è all’altezza dei suoi compiti:
bensì che ci sono compiti di cui non è all’altezza, ma soltanto per incompetenza costituzionale:
si tratta di riconoscerlo, non di rimproverarglielo.

Poscritto

La tradizionale idea della Madonna-vergine è inquinata dalla Teoria presupposta per cui se avesse una vita sessuale sarebbe una donna degradata:
bell’affare!, ma forse può subentrare un’altra Istituzione del pensiero a riconfigurare il tutto.

Questa parola appare nello stesso articolo menzionato:
“Istituzioni”, OSF 6, 429, “Institutionen”, GW VIII, 88:
è la parola che dà titolo alla rivista dello Studium Cartello “Istituzioni del pensiero”.

Lo psicoanalista è uno che applica una Istituzione del pensiero, bene distinta da quell’altra da cui la psicopatologia è comportata necessariamente:
1. il “cuore” della prima è la materia incrementata (materia prima) dal lavoro di due partner;
2. il (senza-)cuore della seconda è l’Oggetto, causa di quella povertà economica degli individui e delle nazioni che è stata chiamata letterariamente “narcisismo”.

L’applicativa cura psicoanalitica è il trasloco o trasporto (Übertrgung) dalla seconda Istituzione alla prima:
una cura cui occorre un partner in persona, caso di amore senza comune degradazione.

Milano, 07-08 novembre 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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