LA COSA IN SÉ, O AUSCHWITZ

Precede ieri.

La “Cosa in sé” non è la “cosa” inconoscibile (res, realtà, malamente detta “oggetto”):
è la cosa disconosciuta, attivamente disconosciuta, messa fuori legge, fuori dalla legge che produce il riconoscimento (la problematica della conoscenza è fasulla, è di riconoscimento/disconoscimento che si tratta):
questa legge è quella che istituisce realmente l’appuntamento, norma che fa passare dal simile al prossimo, una legge alla portata di ogni individuo in quanto questo  ne è l’unica sede legislativa competente, e che per questo chiamo san(t)a sede.

La “Cosa in sé” è il treno per Auschwitz (per ora in sordina):
che è il luogo i cui “ospiti” sono condannati alla pura simil-itudine, cioè ridotti alle pure sensazioni che si hanno del loro essere (Mach-empiriocriticismo), il loro esse è ridotto al percipi del vescovo Berkeley:
la feroce insegna di Auschwitz “Arbeit macht frei” poteva essere sostituita da “Campo della legge morale” o legge del puro simile, il Campo dei non-partner per sempre, per-fezionato in cimitero senza neppure tombe.

Se la frase “esse est percipi” non fosse già stata pronunciata all’inizio del ‘700 da Berkeley, ma lo fosse in seduta da un mio paziente, gli farei osservare da giurista del Tribunale Freud la dannosità generale, in particolare patogena, della sua frase.

La conoscenza dell’essere inizia dalla semplice osservazione del suo essere … pensante [1] :
tolto (attivamente tolto) il pensante, l’essere resta solo il pensabile (noumenon), pensabile da una Teoria su di esso:
la Teoria individualmente sostitutiva del pensiero ha nome “patogenesi”:

la Teoria collettivamente sostitutiva del pensiero ha nome “Utopia”, quel regime in cui pochi sanno il “Bene” di tutti, e possono anche decidere chi fa parte dei tutti e chi no.

“Pensante” significa (co-)autore della propria legge di moto, cioè legislatore:
come psicoanalista sono legislatore perché pongo in essere un appuntamento cioè il prossimo, grazie a una norma condivisa precedentemente non posta:
è condivisa dal pattuirla e dal venirvi (per lo più si s-viene).

La parola “positivismo” è stata un’occasione sprecata perché riferita alla sola positività (da “porre”) della legge scientifica, trascurando che eminentemente posta, anche con competenza individuale, è la legge giuridica:
non c’è diritto naturale, che è una Teoria sostitutiva del pensiero come competenza giuridica individuale.

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[1] Contro l’essere in quanto pensante, oggi la guerra è feroce.

martedì 2 luglio 2013

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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