LA FISSA DELLA MORTE

Non parlo più su Eluana, né l’ho fatto:
e non si sarebbe mai dovuto farlo.

Non era né doveva essere problema, argomento di discussione:
il suo diventare problema, argomento di discussione, è stato un peccato e collettivo, seguito a una malevola seduzione (“É già morta”):
un’intera nazione a ogni livello, anche istituzionale, ha dato luogo a procedere su un caso di non-luogo a procedere, né nella discussione né nelle disposizioni:
infatti: 1° non soffriva fisicamente, 2° non soffriva moralmente, 3° era viva secondo i criteri medico-legali, 4° aveva la medesima probabilità di sognare (ossia pensare, vita psichica) di ognuno di noi, dunque non era in stato “vegetativo”.

Ci sono caduti anche i difensori della “Vita”, che avrebbero solo dovuto sostenere che non c’era niente da sostenere, proprio come nel caso della vita mia personale e di ognuno:
non si dà che abbia luogo a procedere una discussione sulla mia vita, neppure in nome di “La Vita”.

Questa vita me la vedo io, tra me e i miei amici se ne ho, e “tra me e dio” come mi insegnavano da piccolo, exeant alii:
tra gli alii, anche medici e ospedali, ai quali ho dato una procura ritirabile come faccio con l’avvocato:
l’eutanasia è dunque esclusa;
tra gli alii c’è anche il Parlamento, privo di competenza su vita e morte,
aveva dunque ragione il Presidente Napolitano.

Stabilito il principio della procura, o della titolarità, non occorrono nuove leggi:
infatti questo principio è già stabilito nell’ordinamento vigente (e perfino nella morale, almeno cristiana):
non servono nuove leggi.

Perché ci sia Diritto, bisogna che questo riguardi non la comunità o la collettività, ma la mia relazione con la comunità, la relazione di uno con tutti gli altri (principio di imputabilità):
l’omicidio prescritto o prescrivibile procede dal gruppo in quanto “gruppo” significa annullamento di tale relazione:
il Diritto (o la morale, almeno a questo livello non va fatta distinzione) riguarda solo questa relazione:
malefico è il fare procedere la vita o la morte dal gruppo, o comunità o collettività.

Come ho già detto, omnes peccavimus nel dare luogo a procedere, anche solo alla discussione, oscena senza sesso (l’oscenità non c’entra con il sesso).

Tra i danni (perché ci sia peccato deve esserci un danno), c’è oggi un nuovo nefasto fenomeno collettivo:
lo ho appena constatato parlando con il mio giovane figlio, gli auguro che gli passi:
moltissimi giovani (che hanno spesso visto la morte di loro compagni) hanno iniziato a pensare al loro “testamento” (?) biologico, cioè ad avere la fissa della morte.

Lui mi ha chiesto se fossi disposto alla sua eutanasia:
gli ho risposto che gli taglierò la gola, e solo per fargli piacere.

L’astrazione “La Vita” ha iniziato a fare danni, astratta com’è dal considerare vita il pensiero.

Meno di un secolo fa (1918) nasceva una nota casa editrice cattolica chiamata “Vita e pensiero”:
benissimo, ma peccava di avarizia, perché risparmiava la piccola quantità di inchiostro dell’accento sulla “e”:
tutto sarebbe andato diversamente se ce l’avessero messo.

Eppure non c’era bisogno di essere dei diabolici psicoanalisti come me (qualificato “psicoanalista cattolico”), per sapere che vita è pensiero:
è questo a fare la differenza tra body-corpo e corpse-cadavere, lo saprebbero anche i sassi se solo pensassero ossia non fossero sassi, o “canne” come pretendeva quel disonesto di Pascal:
il criterio medico-legale diventerebbe utilmente subordinato.

I difensori di “La Vita” si accaniscono a non volere sapere che “Psicoanalista” cioè freudiano significa difensore della vita nella sua titolarità o imputabilità.

Milano, 16 febbraio 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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