LA METAFISICA E LA SUA PERVERSIONE

Ho detto lunedì che l’articolo “Padre” di sabato-domenica tiene il cartellone.

“Padre” significa che non c’è alcun limite presupposto alla variabilità del partner, o che la selezione è solo autoselezione, ossia che l’universo come ambito è in principio.

Il “Padre” non è contrassegnato dal sesso, segna il genere (umano).

Il Padre sarà-stato, non è né sarà, non è presente né futuro ma futuro anteriore, c’è nel lavoro di partner (degno di nota che qualcuno abbia detto che “il Padre lavora sempre”).

Dicevo già che il celebre detto “sia fatta la tua volontà” non significa sottomissione al comando
− e non è adatto neppure al comando militare, perché in questo caso la formula è “La faccio, già costituita com’è, altrimenti mi fai fucilare”−,
bensì è la domanda che una volontà si costituisca nell’altro affinchè la meta del soggetto si attui (logicamente e realmente), ossia che l’altro si faccia partner (cosa tipica della domanda di finanziamento, non dono).

Non ho molta stima per la metafisica antica, che ci ha dis-orientati su una strada senza fine-meta:
la metafisica siamo ognuno di noi, metafisica sulle gambe, e il “padre” (lemma fungibile come “amore”) ne fa parte.

Non facciamo che disconoscere il nostro intellettualismo come virtù sulle gambe:
… ma l’intellettualismo è la compagine stessa anche della patologia:
ho conosciuto a lungo l’antiintellettualismo, è una delle forme della ferocia.

Non elenco da capo gli articoli di quella metafisica che noi siamo, o pensiero:
aggiungo soltanto che questa metafisica si presta a più e opposte versioni:
una è il pensiero stesso, quello che ho chiamato “di natura”;
l’altro è la perversione come il rinnegamento di esso:
anche nelle perversioni più lutulente (stercoraria) l’oggetto sensibile (feci) è passato a metafisico, non è più natura, anche se non mi sprecherei a scrivere un “Metafisica della m…”;
a metà c’è quella metafisica di compromesso che usiamo chiamare “nevrosi”, l’unica “normalità” nota fino a nuovo Ordine:
non sono contrario a conservare questo nome, “nevrosi”, pur che se ne veda il comico, infatti è stata chiamata così solo perché la parola “nevrite” era già occupata.

mercoledì 28 aprile 2010

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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