LA PASSIONE DELL’ULTIMO DEI CRISTIANI

Questo articolo, un po’ logicamente rude, intende concludersi in un secondo non meno rude in cui dirò perché, dopo averle viste tutte senza risparmio, non solo sono sempre rimasto senza esitazione cattolico – 1. papa, 2. messa, 3. dogma, 4. pensiero di Cristo -, ma anche ho concluso con certezza in questo senso.

Lo ha detto Maria Delia Contri, e io sottoscrivo:
l’ultimo dei cristiani è morto in croce:
e noi cristiani siamo sulla stessa, e con il nostro stesso contributo, per avere ricavato la “fede” dalla religione anziché dal giudizio di af-fidabilità di Gesù (le fonti sono importanti):
meglio San Paolo quando diceva che siamo morti e risorti con Cristo, come dire “è fatta!”, siamo già nel dopo.

Vero che sulla croce lo hanno messo degli Ebrei, ma non basta dire che non sono stati “gli” Ebrei, perché si è trattato di un gruppo di Ebrei ellenizzanti:
poi la fissa chiodata della crocifissione è continuata per venti secoli ad opera di ellenizzanti sempre meno Ebrei.

Infatti doveva essere insopportabile uno che diceva che l’albero, ossia l’ente (“ontologia”), non si giudica dall’ente ma dal frutto (economia), tutt’uno con l’ammonizione “Non chi dice Signore Signore …”.

C’è stata sì una passione in cui Gesù è stato appassionato, ma quale?, certo non quella (“patìre”) liturgicamente nota con questo nome.

Questa è bensì narrata, ma è stata la tentazione e sola tentazione di Gesù:
la tentazione di Gesù non è stata quella del deserto:
perché nel deserto si è trattato solo della comica sceneggiatura dialettica di un regolamento di conti, puntini sulle i (“non puoi vendermi, dice Gesù, ciò che è già mio”).

Già da bambino mi insegnavano al Catechismo che Gesù non è stato un Eroe che ha sofferto per l’umanità.

La passione-passività della sofferenza è tentante perché, insieme al dispiacere, pone in modo esclusivo e assoluto il corpo al centro dell’universo (ognuno che ha sofferto lo sa):
è come una volta la terra tolemaica, puro oggetto, fissazione, insomma narcisismo con la relativa demenza, il fallimento come unico successo:
Gesù aveva dunque ben donde dire “passi da me questo calice”, e di volere momentaneamente passare la mano (“non la mia volontà …”), evitandosi così la schizofrenia per appello al Padre.  …

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Pubblicato sul sito www.culturacattolica.it  domenica 24 aprile 2011


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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