LA POLIS ALLA FINE DEL NOVECENTO

Uno scambio di idee con Giacomo B. Contri di Anna Maria Guerrieri

 

 

Guerrieri: Poiché da tempo, nel Suo discorso, si rende via via più esplicito l’obiettivo di natura politica, partirò da questo tema, irrinunciabile alla coscienza dell’uomo moderno e nei confronti del quale lo stesso Freud ha voluto proporre le vie dell’inconscio quale elemento orientativo non estraneo ai principi della polis. Per questi motivi, mi sembra lecito cominciare da quanto ho voluto indicare come «desiderio politico», collegandolo alle vicissitudini del pensiero e alle sue manifestazioni nel campo della letteratura, dell’arte e delle teorie filosofiche che rientrano nel secolo in cui siamo nati. L’insieme di tali manifestazioni, infatti, ha di volta in volta privilegiato una visione o irrazionalistica, o iper-razionale, nel tentativo di rendere possibile una libertà che è tale soltanto se scaturisce da una posizione di vera autonomia del soggetto; da una legge equilibratamente interiorizzata, nel rapporto fra natura e società sempre cercato e riproposto. Questo tema del desiderio politico, del resto, è apparso di volta in volta ben riconoscibile in tutta quanta la ricerca che Lei conduce anche in vista dello sviluppo della teoria nata nel solco freudiano, e messa via via alla prova, col trascorrere dei decenni, da radicali trasformazioni del costume e dei comportamenti sociali in genere. Mantenere ben salde queste caratteristiche, nel discorso di oggi, potrebbe, a mio vedere, trarre inizio dall’evocazione di due nomi: Antigone e Lacan. Lacan parla di Antigone, la nomina in quanto personificazione di una tragedia morale. Potrebbe Lei parlarcene finalmente come della personificazione di una tragedia politica?

Contri: Volendo partire dal titolo da Lei proposto, dico subito che il Novecento ha cominciato a finire vent’anni fa… Per ora lasciamolo in sospeso, perché è il punto su cui potremo concludere. Lei dice «irrinunciabile alla coscienza». La politica precede la coscienza dell’uomo moderno, anche dell’uomo moderno. Ebbene, c’è coscienza e coscienza. È l’uomo moderno, soprattutto, quello in cui esiste anche una coscienza antipolitica. Nella coscienza antipolitica decade la distinzione tra destra e sinistra. Che cosa significa? Che la coscienza antipolitica, ossia la coscienza perversa, è quella che rigetta una verità benefica: che il primo bene è la polis, che la polis, per il solo fatto di esistere, è un bene. Un bene per tutti, uno per uno, individuo per individuo. Abbreviamo: polis ossia politica, e principio di piacere, se non sono la medesima cosa, però coincidono. Lei dice che l’inconscio non è estraneo ai principi della polis. Vero! Non lo è perché il suo è un lavoro: un lavoro giuridico.  …

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Psicoterapia e Scienze Umane
Anno XXX – N.4, 1996 – pp. 87-98
Ottobre-dicembre 1996


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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