LA RAGAZZA DEL TOP, O LA CONCUPISCENZA

Proseguo nel mio lento avvicinamento alla domanda  “a cosa serve un uomo” (è una domanda?):
lo faccio rendendo tutto facile, ma sapendo che è al facile, a ciò che è a portata di mano e dei cinque sensi, che c’è opposizione di principio (“resistenza”).

Anni fa ho approfittato (in un Corso dello “Studium Cartello”) di una pubblicità televisiva che ho intitolato “La ragazza con il top”:
su una spiaggia alcuni bravi e bei giovani di ambedue i sessi stanno simpaticamente chiacchierando sotto un ombrellone con accompagnamento di birra (l’oggetto sensibile della pubblicità);
subitaneamente passa li davanti una piccante ragazza in costume succinto e top bagnato, che segna convenientemente quel che c’è da segnare;
uno dei ragazzi, incantato dalla visione proprio mentre sta versando birra nel bicchiere, misticamente distratto finisce per spanderla fuori.

Nella pubblicità, ma solo in questa, il finale è comico, tutti ridono compreso il ragazzo di turno (fuori pubblicità si tratta di maniacalità e melanconia incipiente).

Prima di ridere anche noi, descriviamo il fenomeno nei suoi fattori:
incantamento mistico, distrazione, emozione, atto sintomatico, imbarazzo, drammatizzazione, innamoramento con lo sconto dell’istantaneità, tumescenza indovinabile e altri fenomeni vascolari, nonché del ritmo cardiaco:
è un complesso isterico con la sua implicita componente d’organo.

La ragazza del top non è affatto servita da eccitamento – ecco l’errore generale -, cioè da inizio di un moto, bensì da innesco di una Teoria pre-scritta che poi fa tutto da sola, prescrivendo a tutti, e ai corpi, dei ruoli.

É tutta una sfilata, o Teoria, o dramma – il cui nome antico è “concupiscenza” senza eccitamento – di cui la ragazza è parte, il ragazzo anche ossia non serve a niente:
sarebbe adeguata la parola triviale “manfrina” (da “monferrina”, una danza del Monferrato), non fosse che insieme cola il sangue:
se si desse un touch tra la ragazza e il ragazzo, sarebbe infausto.

Mi sono accontentato della pubblicità di una onesta birra, senza scomodare Tassoni, Pope, né la Bibbia in fatto di mele.

PS

Manifestamente non c’è qui soddisfazione d’organo (a Francesco d’Assisi è stato attribuito l’uso del refrigerante per togliersi il pensiero):
ma rammento l’antica frase, tutta da interpretare, che anche in caso di soddisfazione d’organo sentenzia l’insoddisfazione:
Post coitum animal triste”, a volte trasformata in “Post coitum anima tristis”:
ha un suo fondamento, ma quale?

Milano, 7 maggio 2008

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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