LA RESA INVINCIBILE, E OBAMA

Conviene essere amici di Obama, specie ora che il suo iniziale successo di consenso è in pericolo nel campo infido della malignità della Sanità negli USA:
lo vediamo disponibile a rischiare il consenso sul terreno di una storica resa invincibile degli Stati Uniti d’America:
ormai quasi cinquanta milioni di Americani privi di assistenza sanitaria, tra i quali più di otto milioni di bambini, e proprio nel paese in cui più è pronunciata la parola “giustizia” insieme a “democrazia”.

Informo che “[Il segno di] una resa invincibile” intitola una raccolta (1983) di dodici tavole, diventate poi tredici, di A. Pazienza (1956-88):
sul titolo si è cercato di equivocare, invece è univoco nel rapporto soggetto-predicato (invincibilità nell’arrendersi), e nel non parlare affatto di una resa simile a quella davanti alle armate prepotenti del nemico:
Pazienza non si interroga però su quale sia il nemico che obbliga a una resa che solo la complicità o un’equivoca fedeltà rende invincibile in abito di una patetica superbia, modesta o immodesta:
sono le vite quotidiane, con tutti i compromessi banali fino alla maniacalità (“Allegria!”) per renderle tollerabili, a essere variamente delle rese invincibili.

A rendere invincibile questa storica resa americana c’è compatto il Partito Repubblicano con i relativi elettori e oltre questi:
inoltre a favore di questa resa micidiale vengono addotte ragioni (economiche, corporative, ideologiche), affiancate da uno stuolo di Avvocati specializzati a trovare cavilli per rifiutare l’assistenza sanitaria.

E non si tratta di un’opposizione occulta, come sempre quando le ragioni sono sordide a fronte dell’iniquità manifesta (come la schiavitù o l’apartheid dei negri):
è un’opposizione dichiarata, di massa, chiassosa e aggressiva, come la manifestazione dell’altro ieri di decine di migliaia di persone davanti alla Casa Bianca, sostenuta da una orchestratissima copertura televisiva:
un Ku Klux Klan legittimato, senza maschere, democratico, con variazione storica sul tema.

Eppure queste ragioni, le peggiori, non mi sembrano sufficienti a spiegare, sia pure con l’iniquità di classe, schiavistica, colonialistica, questa enorme iniquità di massa sulla Sanità:
il fatto è che il potere della resa invincibile ha anche un altro potere, il potere dell’impotenza prepotente cui è ridotto il pensiero non più amico e senza amici.

C’è una fame vorace di sofferenza, una resa invincibile al dolore benché, finché possibile, quello altrui:
questa fame corrotta dice anch’essa “Non di solo pane vive l’uomo”:
chi non ha realmente sofferenza, o non la vuole, può almeno millantarla filosofeggiando (“la douleur de vivre”, “ça souffre”) sul “senso della vita” o sul suo non senso (in questo chiacchiericcio filosofico-drogato non fa differenza).

Penso che Obama, sapendolo più o meno, stia lavorando a questo aldilà dell’iniquità storicamente giustificata come male necessario, come si dice “la sporca guerra” (tanto debitrice di quella fame vorace):
dunque anche Obama può forse essere annoverato tra gli Amici del pensiero, ecco perché ho iniziato scrivendo che con-viene essergli amici:
ma da questa premessa, tolto il forse, si produce una questione.

Posto che l’Amico del pensiero lo è affinché la resa del pensiero non sia più invincibile, e sia possibile la salvezza-salute di quel pensiero che si arrende senza neppure l’onore delle armi, la questione è:
il Politico può, “can”, operare istituzionalmente (diciamo come “Cesare”) come Amico del pensiero?,
o anche, con Machiavelli, può il Principe farsi Amico del pensiero?

Non è questione di buon cuore, di cui il Principe si infischia, ragionevolmente e anche giustamente:
infatti la giustizia non ha nulla a che vedere con il cuore (ne uccide più il cuore che la spada):
bensì è questione di politica:
infatti l’amicizia del pensiero, fattore di pace e civiltà, è ciò che manca alla politica, supposta in ordine alla pace e alla civiltà, per meritare il proprio nome.

Sbagliano coloro che accusano la disaffezione politica della “gente”, “people”:
vi si tratta di logica non affezione a qualcosa che non c’è:
non può esserci affezione a una politica che non ha ancora scoperto il valore del petrolio:
il pensiero è reale e immenso come il petrolio, con la differenza che in esso petrolio e petroliere coincidono (da riprendere).

Anche ammesso che un Obama sia disposto ad ascoltarci, abbiamo qualcosa da domandargli?, o faremmo meglio ad astenercene separando “Cesare” e “Dio”?:
notabene, questo è un caso in cui la domanda non differisce dall’offerta, perché sarebbe almeno l’offerta di un’idea che a lui non viene in … mente.

Milano, 14 settembre 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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