LA VERITÀ DI BERLUSCONI

Nessuno crederà che parlo seriamente, nulla a che vedere con lo scandalo:
non si tratta solo di cambiare Governo, ma il pensiero stesso della politica:
il pensiero attuale trova in questo Governo un correlato, non un’antitesi.

Almeno per questa volta Berlusconi ha certamente detto la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, quando ha detto:
“Voglio passare le giornate con le mie bimbe: io faccio il primo ministro a tempo perso”:
questa frase è semplicemente esatta, corrisponde punto per punto alla sua intera azione, e nella sua esattezza è seria.

Evito pudicamente di commentare, salvo osservare che non conosco un solo politico capace di commentarla:
molta satira è stata fatta su B., senza però notare che egli stesso è una satira vivente della politica [1]:
non ho mai approvato che questo piccoloborghese venisse paragonato agli Imperatori romani, salvo che nell’episodio in cui Caligola ha fatto senatore il suo cavallo:
ha accresciuto smisuratamente la scuderia.

É stato detto “lussuria”, ma non sono lusso alcune sgarzuole prostitute sagaci.

Non siamo all’altezza del giudizio perché viviamo ancora nelle coppie pubblico/privato, serio/frivolo, esteriore/interiore, politica/cultura.

Abbiamo quello che meritiamo.

Il mio mestiere consiste nel rintracciare la frase da cui è fatta la vita di un uomo, e presto o tardi la trovo:
quella sopra riferita ne è semplicemente un esempio, poi ce ne sono altre che stanno all’opposizione (non un gran che).

Ma questo non è tutto il mio mestiere, l’altra parte di esso sta nell’introdurre un’altra frase, una gravitazione senza centralità, copernicanesimo politico non più fatto della coppia collettivo/individuale [2].

Non amo la neutralità e per questo non ho mai nascosto di avere sempre votato a sinistra:
pur restando (su un punto) marxista, e sapendo che la sinistra è contro Marx fino a depennare il suo nome:
so di molti ex-comunisti − e solo B. gli fa la cortesia di chiamarli “comunisti” che di notte si svegliano agitati per avere sognato Stalin, e hanno ragione perché sanno che Stalin avrebbe deportato loro non la destra.

____________

[1] Se n’era un po’ accorto M. Bucchi diversi anni fa, mettendo in bocca a B. la battuta:
“Io questi comunisti non li capisco: perché si ostinano a mangiare i bambini, quando si possono benissimo vendere?”
La frasaccia odierna di B. satirizza la verità che un Governo può incidere sulla vita pubblica per meno del 5%, tutto il resto è “tempo perso”.
[2] La mia frase da anni è pura forma, che lascia a ognuno il contenuto o meglio la materia: “Non devi fare il bene − lo stalinismo non ha avuto altra aspirazione −, bensì operare in modo che esso si produca per mezzo di un altro”.

lunedì 19 settembre 2011

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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