LA VITA PSICHICA COME VITA GIURIDICA

«Child», n. 0
maggio 1997

 

 

La vita psichica, non del bambino ma a partire dal bambino, è una vita economica: egli pensa e opera per un proprio fine di beneficio (= soddisfazione) secondo una norma o legge giuridica in cui l’Altro è cooptato e sanzionato come partner e mezzo di tale fine.

Per ottenerne (domanda) la partnership, il bambino compie ogni possibile atto di propiziazione dell’Altro, ossia gli dà soddisfazione: è così che vanno interpretate tutte quelle condotte, anche mimiche o posturali, del bambino che consideriamo gentili, graziose, gradevoli, eleganti, care, piacevoli, intelligenti, ecc. Non è vero che il bambino è «carino» in sé (e non esiste il bambino «in sé» come non esiste la «cosa in sé»): lo è all’interno di quella norma di beneficio. È l’adolescenza l’invenzione dell’ «in sé», adolessenza.

Se ne ha stridente controprova in tutta la psicopatologia precoce, in cui il bambino è capace di una sgradevolezza senza pari, fino a fare l’inferno degli adulti facendo l’infermo come forma di irriducibile oppositività. Tutta la gamma delle condotte spiacevoli del bambino altro non è che sanzione – secondo ciò che resta della prima norma – alla cattiva partnership dell’Altro.

La norma di beneficio del bambino – che domanda soddisfazione all’Altro offrendogliela – merita di essere chiamata con la tradizionale parola «egoismo», riscattandola dalla cattiva luce in cui una certa tradizione morale l’ha imprigionata, e riabilitandola come virtù. Il buon partner è l’amico di questa virtù, e lo è se la pratica già per proprio conto (il bambino è testimone attento, e spesso costernato, della cattiva partnership tra quell’uomo e donna che sono i genitori).

Ecco perché il bambino si lascia volentieri cooptare nella vita dell’Altro (in generale, almeno nei primi anni di vita: genitori, altri famigliari, altri adulti). L’errore più comune è di credere (di credenza si tratta) che questa cooptazione venga per prima, mentre invece viene per seconda e si regge su quella prima. Questo errore è tutt’uno con il credere che il bambino non pensi.

Cui si associa un altro errore ancora: quello di credere che la vita del bambino sia regolata, aldilà di quella norma, da «regole » esterne imposte dall’Altro o comandi (eteronomia). Ciò può sì Accadere, ma soltanto quando il bambino è già disturbato.   …

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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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