LANDSKNECHTE, O: À LA GUERRE COMME À LA GUERRE

Oggi mi prendo il piacere di ricordare il ritornello di una canzone lanzichenecca cinquecentesca.

Erano quei servi della gleba che facevano la guerra almeno per non morire di fame (nessun Ideale):
manzonianamente quelli che insegnano la modestia alle fanciulle – ma una fanciulla ammodo saprebbe insegnare la modestia ai lanzichenecchi.

Il ritornello è press’a poco così:

“Noi non abbiamo paura dell’inferno
Perché anche il Diavolo ha paura di noi”.

Alle spalle del mio piacere ci sono “Simplicissimus” e “Courasche”, lanzichenecca ammodo e di buona famiglia.

Freud non faceva certo la guerra (era un caso raro), ma nel fare la pace sapeva che la guerra c’è:
e allora andava à la guerre comme à la guerre:
potrei prestargli una modifica del detto latino, “si vis pacem nosce bellum”:
quanti si sono accorti che l’opera di Freud è un trattato di guerra e pace?:
quanti bastano per rifiutarla.

La scuola di Freud voleva formare dei lanzichenecchi di pace, veterani di tutte le guerre (fin dall’infanzia), ma senza avere successo:
salvo eccezioni il risultato sono state delle brave persone, quelle che della guerra
– combattuta sul campo del pensiero, dell’amore, dell’io, del legame sociale, mentre i sessi sono corrotti a generiche e grossolane armi improprie, e non bersagli, improprie perché essi non nascono come armi e non sono grossolani -,
non sanno anzi non vogliono sapere nulla, disarmate, si spera non disarmanti.

Promuovo Amici del pensiero e la loro Società:
questo è un successo (come lo è Freud), che potrebbe non avere successo:
forse la pace sarà il campo finale tenuto dai successi che non hanno avuto successo.

C’è di che scrivere un libro di Storia universale come storia del successo che non ha avuto successo, non più come storia del fallimento.

L’infanzia scoperta da Freud è un successo combattuto fino all’insuccesso.

É nello stesso registro che acquista senso e possibilità lo scrivere casi di psicoanalisi.

Uno psicoanalista appena-appena dovrebbe avere in repertorio quel ritornello.

venerdì 26 febbraio 2010

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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