L’ATTO, LA MAFIA

I due argomenti lasciati in sospeso nell’articolo precedente:

1° i “conviventi” (dirò poi perché le virgolette) possono compiere (per lo più non lo fanno) l’atto che li legittima come tali, che è un atto dichiarativo:
questo è solitamente mistificato nella frase “Io ti amo”, perché significa innamoramento che con l’amore non ha nulla a che vedere:
l’atto dichiarativo dichiara (al partner o co-ministro) che il proprio pensiero opera a favore del pensiero dell’altro (il pensiero è sempre pratico), e lo fa privilegiatamente:
ciò facendo si sottopone, in quanto atto, alla sua imputabilità, da parte del partner così come dell’universo, perché l’atto è sempre pubblico:
è interessante osservare che allora si sottopone alla verità, se come dico non c’è verità che di una imputazione.

Quanto a “conviventi” c’è uno storico equivoco, quello dell’unicità di tetto, materialmente giustificata solo dal censo (non sono i soli proletari a pensarlo):
ma la mia amica o compagna non necessariamente abita sotto il mio stesso tetto, ed è mia compagna legittima prima di Stato e Chiesa (il prete degli articoli precedenti non è contrario bensì non può neppure pensarlo).

Così dicendo – dicendo primariamente che l’individuo umano è la san(t)a sede del primo Diritto o Ordinamento giuridico -, so che porto secondariamente acqua al mulino di Stato, Chiesa, forse perfino della Massoneria, ma non della Mafia.

2°  Un celebre giurista italiano, Santi Romano autore di L’Ordinamento giuridico 1918, siciliano verace, scriveva di conoscere quattro Ordinamenti giuridici, Stato Chiesa Massoneria e Mafia.

Ebbene, Papa Francesco ha appena scomunicato (atto formale) i mafiosi in quanto mafiosi:
così facendo ha dato torto alla classificazione di Santi Romano della Mafia come Ordinamento giuridico:
se Santi Romano avesse ragione, il patto Stato-Mafia sarebbe legittimo.

Dulcis in fundo:
la prima rimozione è del fatto che il primo Concordato è quello tra individuo umano e Stato.

venerdì 11 luglio 2014

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Data di pubblicazione: 05/06/2016