LE LABBRA DI MISS ITALIA

Il “Miss Italia” appena concluso mi ha abbastanza soddisfatto, noie a parte:
l’eletta è una delle tre che, nel relativismo, mi sono piaciute subito, tutte arrivate nel quintetto finale.

Riconosciuta la mezza soddisfazione iniziale, non posso prevedere se ci sarà quella finale, posso però formularle un augurio oltre a quelli di circostanza:
che non diventi una mezza scema come tante della televisione, tutte frasi réçues per l’abbrutimento generale (ma in questo genere ci sono anche i mezzi scemi).

Il mio auspicio non è che resti “bella dentro” (brrr!):
pronunciare una frase non è meno fuori che labbra, occhi, seni, cosce.

Ricordo quel racconto di Proust:
innamoratissimo di una splendida fanciulla, gli è passata non appena lei ha aperto le labbra.

Una frase (materia della logica) è un’azione, come, più e prima di ogni altra, nel beneficio o nel maleficio:
potremmo redigere un Diritto penale dei verba:
sperando che il relativo giudizio sia quello di un Tribunale che non fa seguire al giudizio la sanzione (“Tribunale Freud”):
qualora seguisse la sanzione a nessuno sarebbe risparmiato il Gulag:
non ho detto il Lager, perché l’iniquità nazista non aveva Tribunali sia pure iniqui.

L’umanità ha sempre fatto un’infinità di storie, ora stupide ora melodrammatiche ora crudelmente drammatiche, a proposito delle labbra femminili, sì, proprio “quelle”:
che colossale abbaglio millenario!, e siamo ancora lì, e ci resteremo probabilmente per i prossimi millenni (inutile ricitare Freud, l’unico che ci abbia visto un po’ chiaro).

“Quelle”, se il primato tornasse alle altre che sono quelle del primo bacio, uscirebbero finalmente dalla cattiva scena (non ho detto: uscirebbero di scena), cioè dalla scena morale:
è per avere abdicato al giudizio sul dolo di lingua, che la morale si sposta e si immoralizza imponendosi come giudizio sul dolo di sesso, inventandone dolosamente la fattispecie:
questo doloso spostamento della morale è stato anche chiamato “Super-io”, stivaloni “dentro”:
non resta che fare fuori il dentro:
in una particolare applicazione usa dire “psicoanalisi”.

Ecco una risposta precisa al posto delle infinite chiacchiere sull’origine dell’(im)morale:
si è trattato della negazione dell’imputabilità delle labbra parlanti, sostituita dalla risibile imputabilità delle labbra risultanti dall’inutile imene, resa crocevia di metà dei mali dell’umanità.

Ma subito esco dall’altro equivoco:
parlo del bacio che va da bocca a orecchio (l’ho chiamato il primo bacio) prima che da bocca a bocca,
e prima ancora che l’adorabile bacio all’orecchio:
già noto e gradito ai bambini, come sul collo, e senza pedofilìa.

Milano, 16 settembre 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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