LIBERTÀ DI PSICOLOGIA

1.       Psicologia e morale: Lacan e Leopardi con Freud

È solo per pudore che, oltre a ringraziare la dottoressa Gabriella Pediconi,   non mi dilungo sui suoi meriti: impiegherei mezz’ora.

Ciò che dirò risponderà all’inizio alle sue domande; in un secondo momento mi esprimerò in un modo più diretto e personale. Inizio subito il mio intervento con una premessa: due citazioni che, per così dire, buttano per aria tutto e fanno ricominciare da capo.
La prima, di J. Lacan, è tratta dai suoi Scritti che, per motivi personali, lessi nel luglio del lontano ’67 – nessuno dei presenti, credo, era ancora nato – ed è la frase che mi ha persuaso circa lo stesso Lacan. Di lì a poco sarei andato a conoscerlo a Parigi, con tutto quello che ne è seguito. Si trattava di una di quelle frasi così limpide, chiare e nette, che si sarebbe detto: «Non è neanche di Lacan!» La frase – notate il suo punto di partenza – afferma:

«Freud ha fatto rientrare la psicologia – potremmo aggiungere: con la psicoanalisi – nell’ambito della morale».

Se pensiamo a tutta la storia della psicologia, che grosso modo ha poco più di un secolo, vediamo che essa nasce istituzionalmente dalla sua separazione dalla morale, oltre che dalla separazione della psicologia come scienza dalla psicologia filosofi o dottrina dell’anima.
Sono filosofo. Non potete immaginare a quanti convegni filosofici io abbia assistito in vita mia, convegni che si presentavano come dialoghi tra psicoanalisti e filosofi: impostazione di metodo sbagliata in partenza. In breve: Freud ha occupato un posto nella storia della filosofia, e lo ha fatto a pieno titolo. Naturalmente so che molti mi contrasterebbero su questo.

La seconda citazione è di Leopardi, ed è tratta dallo Zibaldone. Fra poco mostrerò e sosterrò che tale frase corrisponde alla perfezione al titolo di un seminario di Lacan che menzionerò. Darò anche una lettura più ottimistica nei confronti di Leopardi che non di Lacan, mentre proprio di Leopardi tutti sono pronti a decantare la disperazione. Quando sento questa parola, preferisco ricorrere – suggerisco anche a voi di farlo – a una barzelletta molto stupida su questa posizione, che dice: «Com’è una pianta di pere senza le pere? È dis-perata!». Preferisco la disperazione così descritta a quella solitamente intesa.  …

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In Glauco M. Genga, M. Gabriella Pediconi, Pensare con Freud, Sic Edizioni 2008


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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