L’IDEALE VIZIOSO DETTO “ANIMA”, ANIMA DELLA MAL-ORA O MAL-TEMPO

SABATO DOMENICA 26-27 FEBBRAIO 2011
in anno 154 post Freud amicum natum

 

 

Questo articolo è preceduto da Titoli-spazzatura o lanima al diavolo, mercoledì 23, e La multinazionale delle Idee, giovedì 24, preceduti a loro volta da Zardoz, o leutanasia degli immortali, lunedì 7 febbraio.
vado così incontro a degli smarriti o perplessi (ho già annunciato che ne scriverò), dichiaratisi tali in seguito ai due menzionati articoli.

Chi leggerà queste righe faccia come me, si emendi dal pregiudizio confessionale, peggio ancora religioso, ossia una sistematizzazione, e le prenda semplicemente come una annotazione che pretende solo alla consistenza (non contraddizione o paradosso).

Mi riferisco al discorso di un Tizio, Caio o Sempronio, che chiamo Gesù (Giosuè) non solo perché così vogliono testo e tradizione, ma per l’indubbio ceppo ebraico del discorso stesso:
al momento non ho neppure bisogno di presupporne la storicità, nonché la divinità, basta il discorso o la ragione che gli è propria.

L’interesse di Tizio-Gesù sta nel fatto che prende una iniziativa non necessitata:
è come uomo (notabene: sensibilità-motricità-pensiero altrimenti non significa niente) che dichiara di volere restare immortale (narrativamente l“ascensione”), mentre nulla impediva che lasciasse lì i suoi resti mortali (è l’aspetto corretto dell’obiezione docetista).

Questa presa di posizione equivale all’asserzione che restare uomo è soddisfacente e desiderabile, e che non ricomincerà tutto da capo:
non per automatismo miracoloso-divino ma per possibilità logica.

Infatti nell’ascensione l’accento non è sul miracolo cioè sulla potenza divina (questa riguarda la sola resurrezione), bensì 1° sul desiderio di restare uomo in quanto tale, 2° sorretto sul sapere che l’uomo include la virtus o facoltà della soddisfazione.

Iniziativa, desiderio, sapere nulla hanno a che vedere con la necessità intrinseca all’anima platonica, automatismo dell’Ideale.

Non si era mai dato in precedenza il caso di un uomo capace di un tale desiderio e sapere, meno che altri Budda che li esclude formalmente nel suo “Nirvana”, proprio perché l’umanità è indesiderabile.

La “salvezza” è l’offerta insita in tali iniziativa-desiderio-sapere, non il miracolo stupe-facente (stuporosità-stupidità) di un dono dall’alto:
altrimenti timeo deos et dona ferentes.

Solo uno stupido in proprio avrebbe desiderato di restare eternamente uomo senza la saputa certezza della soddisfazione nella successione temporale (liberazione del tempo dall’angoscia e dalla noia).

Nei riguardi dell’iniziativa nonché offerta di Gesù, l’anima platonica è stata solo una grave turbativa, spostando tutto sulla necessità more geometrico (ricordo la geometrica Trinità di Dante, con lì in giro la parvenza docetista di Gesù).

Con un tocco di teologia (di cui non sento la … necessità), osservo:
I. che l’essere Dio non obbligava affatto Gesù a restare uomo (cioè a restare Tizio-Gesù);
II. che senza quel desiderio e quel sapere, l’essere Dio sarebbe servito a Gesù solo per sopportare eternamente l’insoddisfazione della condizione umana, bell’affare!:
vero che le risorse divine sono infinite, ma resta che sarebbe una spesa eterna, per non dire uno spreco, come se un povero potesse attingere eternamente a un inesauribile bancomat eterno, Bontà divina!

Da tempo dico che il pensiero (senza anima alcuna) di Gesù ha ragione, una ragione, non la ragione platonica, né parmenidea:
non c’è dubbio che Gesù abbia studiato (il Talmud anzitutto ma non solo, il greco per esempio), ma certo non si è iscritto alla Scuola di Atene.

Freud ha sempre lavorato per la pensabilità della soddisfazione e dell’esperienza temporale esente da angoscia e noia, e la pensabilità dell’amore impensato.

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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