MANE, TECEL, FARES, E L’ANALISTA SOVRANO

Mane, tecel, fares, sono le tre parole che appaiono, in un’allucinazione visionaria degna di uno Horrorfantasy, al Re di Babilonia Balthazar (mai esistito come re) reo di avere offeso l’Altissimo in un festino con tante fanciulle (non per colpa delle fanciulle):
le tre parole sono appunto queste, mane, tecel, fares (o altre grafie) che significano press’a poco “misurare”, “pesare”, “dividere”:
vogliono dire che andrà tutto storto per il suo regno, e già per Nabucodonosor, come ambedue apprendono da Daniele (premiato da loro per questo, non sgozzato).

Ora un passo indietro, anzi due, al primo sogno di Nabucodonosor (Re di Babilonia effettivo), narratogli e interpretato da Daniele (ho appena consigliato di leggere questo Libro profetico, quello che preferisco).

Il fatto singolare dell’episodio è che il Re non ha, verso i suoi indovini, la pretesa plebea che gli interpretino il sogno dopo che lui glielo ha narrato,
bensì pretende che glielo narrino loro prima dell’interpretazione, nientemeno, eppure non è un tiranno cattivo né folle:
nel testo i suddetti professionisti d’epoca, non all’altezza, rischiano il boia, non Daniele che invece soddisfa la pretesa.

Prima di concludere veniamo a noi, da cui non ci siamo mai allontanati:
bisogna riconoscere che noi psicoanalisti ci siamo messi bene al riparo da qualsiasi rischio, anche e soprattutto lucrativo, con la conseguenza di contare a livello mondiale come il due di picche:
ormai organizziamo festicciole tra psicoanalisti, scarse a fanciulle, chiamandole Congressi.

Che ha fatto Daniele?:
il re aveva già dichiarato il suo desiderio, quello di avere un sogno da re,
e Daniele glielo ha servito sovranamente:
la sua competenza, che gli indovini non hanno, è quella di sapere che cosa è un sogno da Re (“la ‘cosa’ del re” (2, 10; 2, 23).
si intende di Signoria senza bisogno di esercitarla.

Contestualmente, la sa lunga sull’impotenza nel “Potere”, quella che può cercare un alibi nella prepotenza macellaia:
salvo quest’ultimo caso (storico e recente), il Re accetta narrazione e interpretazione (decadenza del Potere), anche con gratitudine (con Balthazar è un bis).

Per fortuna, i nostri sogni sono meglio di noi anche quando siamo degli idioti:
per questo Daniele è un patrono della psicoanalisi, perché vuole e pone sogni da Re (politici, pubblici, universali).

PS

Giudicherei uno sciocco chi ritenesse il mio “due di picche” come un’ingiuria:
non lo è a condizione di sapere riconoscere il due picche, che per uno che sa giocare a carte potrebbe anche rovesciare l’esito della partita
– per esempio facendo quarantadue punti nell’ultima mano di briscola, per non dire di una mano di poker in cui questo due sia associato a altri tre due -:
personalmente lavoro da anni in questo senso, anche contando sul favore di Daniele, e di Giobbe.

Milano, 27 maggio 2008

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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