MANNA?

Pesco da tutti i giornali che mi capitano sott’occhio o sott’orecchio, in particolare quello, non meno autorevole di altri, delle sedute chez moi.

In una recente è apparsa la parola “manna”
– a volte appare anche la manna, ma di ciò un’altra volta -,
che ora valorizzo come fosse una … manna.

Il “?” del titolo dice tutto della manna:
se ricordo bene, nel pochissimo ebraico che conosco, questa parola significa “Cos’è?” (man hu?):
ma l’etimo ha poca importanza perché, dato che da quei granelli, come da un polline, ricavavano focacce, non poteva che chiamarsi “Cos’è?”, cioè una percezione sensibile da far passare a una percezione economica per mezzo di un lavoro produttivo:
anche i chicchi d’uva sono manna, dato il loro passaggio (non naturale) a vino, e perfino al solo fatto di mangiarli:
il mio cane non mangia l’uva perché non ha la manna? con l’interrogativo:
i bambini mangiano qualsiasi cosa (tanto da indurci alla vigilanza) perché non hanno cosa ma cosa?

Un mio gatto d’altri tempi mangiava tutto ciò che mangiavo io:
ho dovuto resistere alla comune stolida tentazione di chiamarlo Adamo, o semplicemente di chiamarlo.

Nel deserto gli Ebrei hanno mangiato la manna per avere trans-formato un fatto della percezione sensibile, che avrebbe potuto rimanere indifferente per la percezione in senso economico, non in uno stimolo (che per essere tale non richiede trasformazione), bensì in un ec-citamento o vocazione a farsene qualcosa ossia conferirgli un senso, nel caso particolare il fatto economico del cibo, per conoscenza della cosa sì ma nell’ordine economico (poco a che vedere con la scienza dell’alimentazione).

Ci hanno messo la testa, il che non è richiesto dallo stimolo:
questo non esclude la testa ma, ecco il grave, la ritarda di un tempo posponendola, facendo di tutti noi dei ritardati mentali:
devo a un noto matematico italiano la domanda (sincera per una volta): che cosa distingue un matematico da un ritardato di genio?

In “manna?” la “cosa” non si anchilosa come oggetto – destinato all’anoressia della “relazione” soggetto-oggetto -, ma si genera come eccitamento.

Che sciocchezza il consiglio “Non eccitate troppo i vostri bambini!”

Siamo generalmente allergici alla manna, la s-pensiamo o contro-pensiamo come un antigene verso il quale sviluppiamo anticorpi, fino a fare del nostro pensiero un anticorpo, e poi fino a fare dei nostri pensieri degli antigeni verso i quali sviluppare anticorpi:
è la paranoia, l’ostilità per l’eccitamento o vocazione.

Di solito gli uomini non sanno trattare le donne come “manna?”, con la conseguenza che non ne ricavano neppure focacce (è noto che alle bambine, come a Cappuccetto rosso, piace essere mangiate), e sviluppano allergia per la “cosa”:
il finale senza fine è che esse li piantano in asso, anche quando gli stanno incollate a vita, e a questa colla danno il nome “fedeltà” e perfino “amore” (pensiamo ai nostri “vecchi”).

Milano, 30 novembre 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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