MARX CONTRO MARX

Intervista a Giacomo B. Contri di Renato Farina

 

 

«Che vergogna! Mettere in unico mazzo Freud, Marx e Nietzsche e bollarli così: Maestri del Sospetto! La trovata è stata di Paul Ricoeur: una bestialità. Che bel modo di sistemarli in una falsa Trinità, che razza di appiattimento sulla modernità che li avrebbe usati per liquidare le certezze cristiane. Ma sì, essi mettono in questione delle certezze: sì, quelle della modernità. Sono tre contro-moderni: stanno all’opposizione. La contro-modernità di Freud è stata la scoperta del padre (questo è il complesso di Edipo). E Marx… Marx: oggi è il tempo di rileggerlo. Di lui propongo una chiave che aveva abbozzato Freud. Si era perduta con Freud. Ora mi pare di averla ritrovata. La chiamerei così: Karl Marx e l’impossibile».

Ascoltiamolo allora, il professor Giacomo Contri, se ha cose tanto importanti da dire. Il suo linguaggio ora glabro ora allucignolato è una sfida all’intelligenza, e contribuisce alla sua fama di genio sì, ma per pochi. Davvero? Forse è comodo trattarlo così, per evitarlo. Parlando di Freud, o di Marx, in realtà parla di sé e di noi: c’è sempre in ballo la questione della felicità. Lacan, il mitico psicanalista francese, lo guardava come uno dei discepoli prediletti da cui aspettarsi grandi cose. Nella sua casa-studio di Milano, legge i suoi appunti, divaga, si scontra continuamente con Marx. Ma è come se volesse aprire un varco per Marx, quasi fosse lì. 

 

Marx e l’impossibile? Che cosa vuol dire, professore?

Marx è stato letto dai comunisti, ma perché no anche da se stesso, secondo la categoria del possibile anziché dell’impossibile. Se viene letto così allora è corretto stabilire l’equazione Marx=Lenin=Stalin. Non si tratta affatto di stare a distinguere tra Marx, marxista, marxiano, stalinista, gramsciano, leninista, eccetera. Ma tra possibile e impossibile. Questa è la discriminante. È quando gli uomini scoprono l’impossibile (e sottolineo scoprono) e lo riconoscono per tale che comincia la possibilità della giustizia, che è il grande tema anche marxiano.

Fermiamoci subito,  professore. Che cos’è l’impossibile? E forse l’utopia? 

Ma no che non è l’utopia. Nient’affatto. L’impossibile è quel che dice il Vangelo, che un ricco entri nel Regno dei Cieli, così come un cammello passi per la cruna  dell’ago. Non l’utopia, è semplicemente l’impossibile. Soltanto un evento esterno  – l’impossibile! – ha il potere di farlo passare realmente. Il mio maestro Lacan diceva: il reale è l’impossibile. Ora la pretesa del cristianesimo è che questo impossibile è reale, nel senso che è un fatto, un accadimento. Ma resta l’impossibile, ciò che non è nel potere delle nostre forze. Scoprire l’impossibile è allora veramente essere fuori dall’utopia. Talmente fuori che l’utopia non ti viene più neanche in mente. Significa riconoscere che solo un  evento esterno al tuo stesso desiderio può realizzare la  Giustizia, l’uomo  nuovo. Marx può essere letto perciò – forse contro Marx stesso – secondo la categoria dell’impossibile.  …

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Il Sabato
N. 39 – 1991
28 settembre 1991


 

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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