NORMALITÀ

«Child», n. 0
maggio 1997

 

 

Uno per tutti

Ciò che ha pensato uno, possono pensare tutti. E una buona idea è fuori statistica.

Esistenza della normalità

Essa è un fatto di osservazione del bambino normale, di child observation, finché non viene fatto ammalare. Far dipendere il concetto di normalità dalla statistica è peggio che un errore scientifico: è una iniquità contro il bambino.

Normalità dell’adulto

Non fare al bambino ciò che non vorresti fosse fatto a te. Habeas corpus. Ossia l’eccitamento iniziale. O anche: la vocazione, eccitamento. Solo l’uomo ha un corpo. La normalità è il corpo. Imputiamo alla Psicologia corrente di essere un’eresia anti-laica e precisamente docetista: essa rifiuta all’uomo la distinzione tra corpo (principio di piacere, o fine di soddisfazione) e organismo (principio di comando, quando l’organismo viene eretto a principio: il che non compete all’organismo). «Bambino» significa l’inizio della costituzione del corpo: del corpo come costituzione, proprio come si dice la Costituzione Italiana. «Corpo» significa fine o meta di soddisfazione – moti corporei a termine – secondo formali leggi di rapporto. Il bambino imbocca precocissimamente la via delle forme. Il bambino si… formalizza sempre.

Io, sì lingua(ggio)

Nel linguaggio il bambino nuota come il pesce. Io e tu – universo -, sì/no, sono i primi atti linguistici. «Atti» perché immediatamente collegati a sanzioni che egli sa dare di normeche sa porre.

Legge di moto

La legge di moto come norma individuale di beneficio. O la normalità psichica.

L’erba voglio

Cresce soltanto nel giardino del re. Il bambino se ne intende. Quando non se ne intende più è malato.

Moralità

La moralità umana è «normalmente» a scartamento ridotto, debile, perché pensiero e parola non vi sono normalmente inclusi. Quando lo sono, lo sono non come oggetti di giudizio morale – errore tipico dell’educazione morale –, ma come fattori la cui vita stessa è moralità. Nel bambino sano questo è già un fatto acquisito precocemente. La psicopatologia – inibizione di pensiero e parola – si presenta allora come regresso morale: con «progresso» successivo verso lo scartamento ridotto in quanto regime legittimato come civile («disagio della civiltà»).

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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