NUVOLE, O “NON È VERO NIENTE!”

Oggi all’inizio di novembre dedico questo articolo, scritto lo scorso luglio, ai tanti che hanno pensato, diciamo così, di gettare la tessera cattolica, “alle ortiche” come si diceva un tempo. La mia risposta – attraverso un lungo giro fecondo, né sofferente né patetico né sacrificale o rinunciatario, a volte divertito – è consistita nel tenere la tessera ossia nel rimanere Socio: per la ragione che illustro, certo non perché “bravo ragazzo”, il che non sono posto che lo sia mai stato, da quello psicoanalista cioè freudiano che sono, senza resti e senza “distinguo”.

In Olanda a luglio, tra Rembrandt Vermeer van Gogh, mi è capitato sott’occhio, in un catalogo, la stampa “Vergine e bambino tra le nuvole” dell’italiano Federico Barocci, 1570-80 (sottolineatura mia):
nel parlare di ciò mi sembra di fare più politica delle maggiori formazioni politiche.

Essa è una visione non un’allucinazione visiva (che non esiste), ossia qualcosa di peggio di “cose da pazzi!”:
è una cospicua proposta visionaria corrispondente all’enunciato “Vergine e bambino sono tra le nuvole”:
ossia un’espressione particolare di quello che da tempo esplicito come l’enunciato generale del Barocco “Non è vero niente!”:
e il Barocco non è finito, né il Docetismo, essi dominano teste, cultura, politica.

Con R. Magritte (di cui ho scritto nel mio Blog giovedì 17 settembre) potrei rititolare:
Ceci n’est pas la Madone, ni l’enfant.

Notabene, ciò che anzitutto osservo in un artista è il pensiero (storici e critici d’arte dovrebbero … pensarci):
questo osservare non toglie nulla al talento dell’artista, al contrario lo tratta seriamente-realmente-veramente, non secondo “non è vero niente” ma secondo il suo atto.

Non so se troverò il tempo di scrivere sull’imputabilità (che è anzitutto premiale) dell’artista, ossia su ciò che lo rende intelligibile e lo libera dall’ingiuria della contemplazione nonché dell’“ispirazione”,
perfino quando lavora per imporre contemplazione, ossia visionarietà al posto del pensare dell’udire del vedere, che è il peccato del Barocco:
anche in questo caso c’è pensiero dell’artista, pensiero della visionarietà con le sue tecniche:
in generale non c’è mai non-pensiero (chi lo dice mente, e anche in questo caso pensa).   …

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Pubblicato sul sito www.culturacattolica.it  martedì 3 novembre 2009


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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