“OH QUANTI BEI TESCHI MADAMA DORÉ …”

SABATO DOMENICA 22-23 GIUGNO 2013
in anno 157 post Freud amicum natum

 

 

"Maddalena" di Georges de La Tour

“Maddalena” di Georges de La Tour

Mi divertivo con questa canzonaccia splatter, da “danza macabra”, al primo anno di medicina, quando ho posseduto un magnifico teschio nuovo di zecca, appena dissepolto come quello di Yorick, ma poi una mia furba compagna dello stesso anno me lo ha sottratto con destrezza:
mi … manca.

Era veramente bello, integro, è andata così:
noi studenti ci lamentavamo, in vista dell’esame di osteologia, di tutte quelle ossa vetuste, pluriusate, sbrecciate, dell’Istituto di anatomia, soprattutto lo sfenoide era assolutamente insoddisfacente:
fu così che il mio compagno Sergio T. e io ci recammo al Cimitero Monumentale di Milano e, scavalcato il basso muretto posteriore, saccheggiammo una tomba interrata di legnaccio sfondato di qualche povero diavolo sepolto decenni prima:
fummo accuratissimi, volevamo trovare proprio tutto, vertebre e costole, e naturalmente bacino femore tibia eccetera, restammo un po’ delusi solo dagli ossicini di mano e piede, ma l’insieme risultò quasi completo, e con entusiasmo per il teschio davvero ben fatto.

Concludo senza lungaggine:
chiunque visiti le “Danze macabre” medioevali vede che non sono una cosa seria, cose da babàu infantile, proprio come il mio compagno e me che non eravamo seri quando non era proprio il caso.

É lo stesso vecchio detto latino “memento mori” a non essere serio (la morte non è oggetto di memoria  e in generale di pensiero), serio sarebbe il detto memento vitae:
non ci sono angosce di morte, distingueva J. Lacan, ma solo angosce di vita:
io non  faccio che lavorare a quel pensiero, legge di moto, che non le comporta.

Vorrei che San Paolo avesse scritto non la frase “Dov’è o morte la tua vittoria?”, bensì la stessa ma con la parola “angoscia”:
ne sarebbe risultata anche la frase “Dov’è o fallimento la tua vittoria?”

Con questo errore ci siamo portati l’angoscia anche in “Cielo”, e così la guerra (“schiere celesti”, “squadroni celesti”), con angeli e beati truccati da mascheroni simulanti gioia, beatitudine, letizia, le solite emozioni da supermercato psicologico a base religiosa, la “mancanza”.

Platone aveva detto giusto descrivendo l’amore – ma l’amore debitore dell’angoscia: questo non lo ha detto – come la miseria (penìa) che vive di espedienti (pòros).

Questa miseria psichica (concetto economico di Freud) può trovare soluzione nel solo concetto di ricchezza che tenga, quello non contabile di supplemento, legato all’iniziativa o prima mossa:
il supplemento rompe le uova nel paniere della “perfezione”, della “pienezza”, dell’“Ideale”, del “Bene”, del bicchiere pieno, della totalità del sacco, del “sogno” (ovviamente non quello valorizzato da Freud perché supplementa il pensiero).

(Tanto per fare il solito “pansessualista”, preciso che i sessi umani sono supplementari, effimeri, contingenti, il che li fa virtù).

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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