PARTO VIRILE

Il mio vecchio Prof. di Anatomia, l’ancor oggi ricordato piccolo-grande Angelo Bairati, ripeteva che in Biologia c’è una sola certezza:
che un uomo non può partorire:
abbiamo la fortuna che la sua asserzione è controvertita senza biologia sovvertita.

Controvertita lo è di fatto, nel fatto-pensiero
– non nel delirio, che priva il pensiero del suo fatto –
del bambino:
infatti il pensiero del bambino maschio, contando sulla propria disinformazione ma anche approfittandone, riesce a concepire di potere concepire come una donna, grazie a una fecondazione operata in lui dal padre né più né meno che come nel corpo della madre.

Chiunque può immaginare la via immaginata dal figlio per la propria fecondazione, la medesima che ha già immaginato per la madre (quale?, non ci torno, è facile):
nel bambino si tratta di semplice disinvoltura noetica, non c’è nulla dell’ideazione patologica, e neppure dello spunto omosessuale.

Poi, come in tutti, ci sarà sospensione eterna (“rimozione”) della disinvoltura iniziale del pensiero:
ma non tanto eterna da non ritornare candidamente nel sogno dell’adulto (è il migliore dei ritorni, senza costi ossia patologia).

“Morale”, ma vera morale:
il bambino inizia bene, ossia dal non dividere (nevrosi) l’universo umano in due “metà del cielo”, yin e yang:
mentre l’omosessualità teorizzata, almeno maschile, le presuppone, come pure la psicosi e la perversione.

É la divisione patologica del pensiero (“nevrosi”) ottenuta strumentalizzando al fine di divisione la differenza dei sessi.

Si arriva all’idea delirante di un “sacro” femminile, fino al misterioso, al mistico, all’ineffabile, al fondo, al profondo, e via pornografando:
la pornoteologia ha fatto grandi progressi nei secoli, anche nei miscredenti:
chi non ha idee simili in testa lo dica, come “chi è senza peccato…”:
a un tale pensiero fanno seguito noti sintomi clinici a profusione.

In questa divisione, è frequente che i coniugi si comportino come rappresentanti, se non leader, delle due metà, o metà campo, capitani della propria metà del cielo.

In fine, detto e ridetto:
la fecondazione è del pensiero, il capìre come càpere con neoproduzione, identico nei due sessi, lasciando la fecondazione femminile come un caso di fecondazione, nonché di penetrazione:
anche gli uomini partoriscono, quando va bene
– è la principale lezione di Freud -,
dovrebbero saperlo se vogliono servire a qualcosa.

Milano, 10 luglio 2008

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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