PASSAGGIO ALL’ATTO E CATTIVA STORIA DELLA LINGUA

Ho scritto ieri della guarigione come passaggio all’atto.

Risparmio al lettore un lungo capitolo di brutta storia del linguaggio (rifiuto sempre di distinguere tra lingua, quella della lingua che abbiamo in bocca, e linguaggio).

In esso mostrerei come il patologico, coatto, agieren di Freud (verbo inconsueto in tedesco), ha finito per essere tradotto come “passaggio all’atto” con la mediazione del francese,
– perlomeno in inglese si è tradotto “acting out” cioè, in italiano, “far fuori” in gergo criminale, e infatti Freud parla di agieren anstatt che significa “invece” (invece di parlare) -,
invece di designare con questa espressione la facoltà di passaggio all’atto, cioè la facoltà senza coazione, che significa guarigione:
in cui il primo degli atti è linguistico.

Alcuni patiti del “passage à l’acte” sono arrivati a credere che il celebre “raptus” degli psichiatri (raptus omicida naturalmente, tanto tanto “passionale”), sia un caso di passaggio all’atto, insomma l’omicidio starebbe al top dell’atto.

Diversi anni fa J. Lacan ha tenuto un  Seminario intitolato “Lacte psychanalytique”, il primo che ho ascoltato (1967-68), in cui si domandava se gli uomini fossero capaci di atti ossia capaci di qualcosa, almeno gli psicoanalisti:
in generale, concludeva che “lhomme est un bon à rien”.

La cattiva storia del linguaggio è molto più ampia, e per guarire (finalmente il passaggio dall’impotenza all’atto) occorre anche avere una robusta idea della malvagità o zizzania linguistica:
la cui serie è illimitata (se non dalla malvagità stessa), e ha disastrato anche parole come “passione”, “seduzione”, “simbolo” che significa patto, appuntamento fruttuoso:
vorrei occuparmi presto di “responsabilità” in relazione a “imputabilità”.

Da tempo osservo che è ciò che è successo con la parola “innamoramento” come raptus linguistico contro l’amore:
mi figuro facilmente la nascita della parola “innamoramento”:
c’era una volta, in un tempo lontano, che qualcuno dotato di buon senso deve avere apostrofato qualcun altro incantato, am-maliato, idiotizzato e debilitato dal Dio malvagio Eros, con la parola “Innamorato!” come si dice tarantolato, o vittima stupida del malocchio o di un filtro:
e l’innamoramento fu!, come significante separato dal significato avrebbe detto J. Lacan.

C’è un’associazione stretta tra malocchio sulla lingua, malocchio sull’amore, malocchio sul legame sociale:
tutti feriscono il pensiero, insieme fanno cattiva logica.

Milano, 12 gennaio 2010

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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