PERCHÉ HO SPOSATO?

Vedi Ho sposato, sabato-domenica 3-4 settembre:
non molti hanno capito perché, e mi hanno perfino fatto gli auguri o complimenti (ci mancava solo il riso):
come dire “Adesso anche tu sei dei nostri!”

Non avevo alcun bisogno di farlo, Raffaella e io eravamo già coniugati (siamo noi i ministri), e lo siamo anche in ciò che sto scrivendo:
coniugati come posso esserlo con la mia Maddalena del libro, con la quale non si dà nulla della tipologia coniugale:
intendo quella sorta di clergyman comportamentale che fa del matrimonio una delle forme inapparenti del clericalismo, il che mi ha fatto detestare a lungo il matrimonio.

In particolare non abbiamo il sesso in testa, come dire che non siamo delle teste di …

Ho sposato perché mi trovo in un’epoca della mia vita in cui mi dedico a fare Ordine in tutto ciò che ho incontrato come disordine o inadempienza (tornerò su questa seconda categoria), ossia a dare anch’io, e così lei, un colpo di pollice come servizio universale.

Nel mio caso volevo dare un apporto 1° sull’Istituto civile del matrimonio, 2° su ciò che lo può rendere un caso di Regime dell’appuntamento.

1° l’Istituto civile del matrimonio ha una ragion d’essere, e io l’ho appena sostenuta, ma è tradizionale e può darsi che non regga più, specialmente oggi che, sotto i colpi del Movimento gay, sta perdendo il requisito della differenza sessuale:
se finirà così non perderò il sonno, anzi potrebbe essere l’occasione per trovare di meglio della povera distinzione tra etero- e omo-sessuale (ne ho già scritto).

Per il resto, come Istituto civile non ha nulla a che vedere con l’amore, o il regime dell’appuntamento, e non potrebbe essere diversamente, esso è completo nella sua insufficienza quanto a configurare l’amore:
c’è qualcosa di in-concludente nell’Istituto stesso, e senza pecca di questo.

2° affinché gli affari amorosi siano amorosi bisogna che siano affari, il che osservativamente è molto raro sia nei matrimoni civili che in quelli canonici.

Sappiamo che la Chiesa ha tentato di supplementare (“sacramento”) l’Istituto civile con qualcosa che questo non può neppure contemplare, e senza che una riforma giuridica possa farci nulla:
l’idea cattolica di un supplemento era logicamente buona, ma è rimasta nell’inadempienza:
la storia del cristianesimo è una inadempienza continua.

Non sono io il primo a dirlo ma un Papa, Pio IX, che ha “fatto fuoco sul quartier generale” come diceva Mao Tse Tung, condannando come eretica l’idea che il matrimonio sacramentale sia una benedizione celeste sul matrimonio civile, la crema religiosa sulla torta civile:
ma a ben vedere, quanti matrimoni sacramentali sono altro dalla suddetta benedizione?:
nasce il sospetto che siano quasi tutti pregiudizialmente nulli, senza bisogno che i Tribunali ecclesiastici si diano tanto da fare.

Sposando ho cercato di dare un contributo affinché questa culpa diventi felix:
anche considerato che la maggior parte dei matrimoni sono infelici.

Non troverei strano se molti sposati anziché fare i divorziati in casa si facessero eremiti (metropolitani):
io ne ho tratto la morale che solo due single (= eremiti) sono in grado di sposare, e senza che i più neppure se ne accorgano (oppure in ritardo se salta fuori il bébé).

lunedì 10 ottobre 2011

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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