PICCOLO PRINCIPE, SEI IL RE DELLE PERVERSIONI

Intervista a Giacomo B. Contri di Giuseppe Frangi

 

 

Il Piccolo Principe: un libro adorato da generazioni di bambini e di adulti. Per Giacomo Contri, intellettuale, psicoanalista, a sua volta cattolico, è invece un libro ambiguo e perverso.

 

Fa effetto pensare che un libro letto da milioni di bambini e di adulti che si illudono di essere ancora bambini, sia in realtà un libro dell’orrore. Ma per Giacomo Contri, psicoanalista di fama, allievo prediletto di Jacques Lacan e intellettuale fuori da tutti i recinti, è proprio così: il Piccolo Principe, best seller mondiale di Antoine de Saint-Exupéry, favola magica che ha incantato il cuore e la mente di chissà quanti stanno leggendo anche queste righe, in realtà è un libro che potrebbe essere nato dalla fantasia di un Dario Argento. Il paradosso è proprio Giacomo Contri a proporlo. Il quale, per altro, è un personaggio molto riflessivo. Ma davanti alle 100 pagine di Saint-Exupéry non esita a infierire. Quasi che se ne sentisse toccato, o scottato, in prima persona: le giudica infatti sintomatiche della deriva culturale del mondo cattolico, di cui lui si sente parte. Così ha accettato di vuotare il sacco del suo disdegno. «è un discorso al massimo livello, quello del Piccolo Principe. Vale più di un trattato di Kant. Per la corruzione che nasconde, è un modello esemplare. Si fa passare un messaggio religioso attraverso forme smussate, innocenti. Il messaggio è, però, quello di un pensiero legato al panteismo, legato a una forma di religiosità precedente al cristianesimo. “Tutto è mistero”, viene detto qui. Ed è di una gravità equivalente al dire che “tutto è grazia”. Esiste la grazia, quella lì. Non è vero che tutto sia grazia. Se esiste, è ben individuabile. I padri della Chiesa erano acuti. Sapevano che, per attaccare le cose cristiane, il modo migliore era corromperle, non confutarle. Bisogna corrodere l’intelletto dei cristiani, anche attraverso forme di questo tipo. Per questo detesto Il Piccolo Principe».

Vita: A quando la sua prima lettura del libro di Saint-Exupéry?

Giacomo Contri: Esattamente non ricordo, anche se ricordo bene la prima volta di un libro che io assimilo per molti motivi a questo: il Parsifal. Mi imbattei in lui a nove anni, quando ero un bambino “tutto casa, chiesa e strada”. Da bravo chierichetto sapevo cos’era il calice, quello della Consacrazione. Come in tutte le chiese il calice era bello, d’oro o d’argento e soprattutto pieno. Il calice della Chiesa è sempre pieno. Dopo la messa andavo di regola all’oratorio adiacente. Ecco che un giorno comparve uno stampato. Era raffigurato questo eroe a cavallo. Si diceva che se ne andava in giro a cercare un calice. Era lo scopo della sua vita: cercare il Graal, il calice di Cristo. …

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VITA Magazine
La voce dell’Italia responsabile
4 Maggio 2001


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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