PICCOLOGRANDE: DELLA SOVRANITÀ

Da millenni l’umanità va avanti (faccio per dire) con la coppia piccolo/grande: ha sbagliato fin dall’inizio.

É così che ci si è impedito di pensare la sovranità aldilà del feroce mestiere dei Sovrani storici.

Perlomeno, resta traccia mitica di un precedente inizio (Genesi) in cui questo errore non esisteva, in cui veniva premesso che al “piccolo” rapporto tra uomo e donna era affidata la “grande” legislazione universale.

Il piccolo Kant pensava in grande (anche se la sua via era in decisa opposizione alla nostra): la fonte e sede della legislazione universale egli la pensava individuale.

Che cosa c’è di più macro del micro-chip?

Che cosa c’è di più macro della cosiddetta “microeconomia”? (tutta da rivedere).

Viviamo ancora nella sterminante desolazione della grandezza: il Nazismo l’ha recitata “alla grande” (una delle espressioni più odiose o maligne che conosco).

Ho già fatto osservare che il “piccolo” Davide aveva già vinto il “grande” Golia prima ancora di cominciare, un minuto o un millennio prima.

Senza equivoci con Davide, si osserva anche che il piccolo gay di pochi decenni fa ha conquistato la grande politica fino a condizionarla.

Ho la consuetudine metodica di prendere Dio a paragone: ebbene, penso che Dio, se esiste e come condizione per esistere, non se ne faccia nulla della coppia categoriale piccolo/grande.

La “grandezza” di Dio rispetto alla nostra “piccolezza” (chiamata “creaturale: cose da sbattezzarsi!) è il primo equivoco del credente, e anche del miscredente: su questo punto non ho mai visto un laico.

Ebbene, facciamo come lui, o Lui, con la minimaiuscola o la maximinuscola.

Neanche a Dio piace la solitudine (non si capisce: pazienza, a una prossima volta).

Di quell’errore millenario vive ancora il Diritto che pure venero, con la distinzione tra la piccola “persona fisica” e la grande “persona giuridica”.

Finirla a ogni livello con piccolo/grande: questo sì sarebbe un passo in avanti, progresso.

Ma non possiamo aspettarcelo dalle Istituzioni che conosciamo.

La strada buona non è – non perché sia cattiva – quella dei diritti civili.

Quando Freud si dice capace di restare solo davanti alla “maggioranza compatta”, non fa l’eroico piccolo di fronte all’onnipossanza del grande.

L’esperienza politica recente e in generale novecentesca è che anche la maggioranza è impotente, distruzioni e censure a parte come l’unico e impotente potere.

Io lavoro con il microchip di una formula a due posti notati S e A (che chiamo “pensiero di natura”, ricapitolazione di Freud).

Solo pochi  vi hanno preso posto.

Secondo me avranno fortuna.

Milano, 13 marzo 2007

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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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