POLITICA AL 5%

É abbastanza nota la triade di compiti impossibili redatta da Freud:
governare
educare
psicoanalizzare.

Dato che psicoanalizzare stava massimamente a cuore a Freud, la parola “impossibile” sotto la sua penna acquista una nuova curvatura, unita a praticabilità e perfino gaiezza:
tanto più che il possibile si fa avanti frequentemente, se non regolarmente, sotto le specie del peggio:
è già stato detto che se qualcosa è possibile, accadrà:
è nel possibile che si annida la minaccia.

Faccio un cenno al primo impossibile, collegando il governare alla politica.

Senza troppo discettare sulla categoria modale “impossibilità” e sulla distinzione di questa dall’impotenza, assumiamo l’osservazione che nel nostro paese
– ma non vedo eccezioni: il nostro è come sempre all’avanguardia, in questo caso nella flagranza –
la quota-parte di politica che c’è nel governo, opposizione compresa, è bassa:
io butterei lì, generosamente, il 5%.

Aggiungo che non milito l’idea che dovrebbe essercene di più:
ma non sto professando il liberismo in una qualche sua variante:
la parola “liberismo” è stata un’autocertificazione troppo generosa, e lo stesso vale per la parola “comunismo”.

Solo l’aspirazione a occupare il restante 95% ha fatto teorizzare, anche da parte di governi, che il fine di questi è provvedere alla felicità dei cittadini:
in questo caso il governo passa dall’impossibilità all’infamia (sempre possibile).

Da ventenne iniziavo a pensare ciò che ora dico semplicemente:
se mi chiedessero di “entrare in politica”, ossia nel 5%, benché riluttante forse accetterei (non mi ripugna lasciarmi fare da altri), però come si accetta una corvée.

Paragono questa a quelle che ho fatto con i miei figli da piccoli allorché mi occupavo un po’ delle loro necessità di igiene, alimentazione, vestizione, sonno:
appunto erano corvées, rese gradite non dall’essere tali, ma solo dal fatto che non esiste bambino neanche da piccolo:
un bambino è solo un inizio di Costituzione sulle gambe, presto vandalizzata:
“amare i bambini” significa amare la Costituzione, oppure è il solito vandalismo educativo
(ho appena scritto qualcosa di ciò, in “Miseria vuto panà?” di martedì 2 dicembre).

Il paragone con le corvées per bambini si regge sul fatto che il 5% di politica del governo, ha come base elettorale l’illusione da infantilismo di massa che il governo debba occuparsi anche del 95%, o della felicità:
è il problema della democrazia, e rammentiamo che il Nazismo ha vinto democraticamente

(PS: l’infantilismo è il senso del populismo).

Il Nazismo ha colto e utilizzato molto bene l’infantilismo collettivo, i Nazisti però non erano meno infantili:
la differenza è che interpretavano (attivamente) l’infantilismo perverso nei confronti di quello nevrotico:
numerosi anni fa scrivevo che la perversione è il missionario della nevrosi.

Non sono superiormente indifferente alle vicende attuali del governo italiano, ho precise opinioni che alcuni conoscono, e anche opzioni di voto:
ma nella mia testa e nelle mie azioni non gli dedico più del 5% di attenzione, secondo il suo merito:
sono comunista non … comunista, e liberista non … liberista.

Naturalmente, si tratta di sapere se ho ragione o torto a definire “politica” il legame sociale di ognuno con tutti gli altri, così da distinguere l’universo dall’insieme o gruppo:
nel primo caso l’individuo non è meno istituzione di tutte le altre, e non aspetta la Costituzione per avere Costituzione.

A chi è possibile l’impossibile?:
a Chi! (“Chi!” intitolava un Corso dello Studium Cartello).

Milano, 03 dicembre 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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