PRESENTAZIONE: NON FATE AGLI ALTRI … LA “RIPASSATA”

L’esposizione o presentazione di casi è un genere, di cui mi guardo dal considerare l’esposizione di casi da psicoanalista come una specie (come invece sarebbe se fossero casi da psichiatra o da psicoterapeuta):
potrebbero passare a esempi del genere stesso, se lo sapessimo fare (da un secolo no).

Do un esempio dell’esempio:
immaginiamo che io abbia appena sposato, ma che alcuni amici fisicamente lontani non conoscano ancora la sposa:
allorché al mio primo incontro con loro mi chiederanno di lei, io dirò qualcosa appunto del suo caso:
ebbene, come primo risultato della mia presentazione non sarà anzitutto giudicata lei (bene, male), il primo giudicato sarò io, non per la “cosa” ma per il come cioè per la presentazione stessa:
è il rischio cui si espone ogni psicoanalista che parli di casi, potrebbe far passare la voglia di averci a che fare.

Buttiamoci ora in piazza,
– in cui lo psicoanalista si pone in quanto tale, salvo che rinunci al suo posto -,
e ripassiamo l’ultimo anno italiano di donne-e-politica, prostitute, excort, trans:
la brutta figura non l’hanno fatta loro, anzi certune hanno mostrato una certa tenuta cui è conseguito del rispetto, perfino timore:
non l’hanno fatta loro bensì “loro”, che ora cerco di individuare come categoria.

Per farlo prescelgo dalla grande stampa l’ormai storica parola “ripassata”, e pesco nei miei anni liceali:
in cui almeno alcuni di noi si sarebbero sentiti cari, amorosi, desiderosi, libidinosi e pregevolmente osceni, se avessimo usato la metafora del ripasso di una materia scolastica, come la geografia, applicandola alla ragazza, perché avrebbe significato – sulla scorta di Boccaccio e dei Carmina burana – ripassare la memoria di un corpo, una gentile metafora foss’anche sconciamente verbalizzata, che molte donne apprezzerebbero;
ma la categoria di gruppo che individuo ha soltanto la grevità e gravità della ripassata da ferro da stiro, ed è una categoria ampia:
è questa l’immoralità (pubblica in quanto tale), e chi è senza peccato scagli la prima pietra.

La parola “ripassata” ha presentato il caso di chi l’ha pronunciata, non quello della prostituta:
ne prenda lezione chiunque parli di un caso, ed esemplarmente chi è psicoanalista:
che spesso dimentica che il suo è un divano, non un lettino da ripassate psicologiche quantunque astinenti.

Le presentazioni lutulente sanno di “sociale” (ingrandirò questo aforisma).

Più volte ho presentato un caso per mezzo di un lapsus o di un rigo di sogno, ossia di un fenomeno di riuscita benché a mezza strada.

Venerdì scorso ho suggerito al Seminario di persone che fanno, o dovrebbero fare, lavoro psicoanalitico, di porsi, in tale lavoro e nella presentazione di esso, all’insegna della frase:
“Non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi”.

martedì 16 febbraio 2010

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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