PROSTITUZIONE E BESTEMMIA (seguito)

Completo l’articolo di ieri.

Invece di disquisire sul concetto di bestemmia, tutt’altro che chiaro e definito, ne esamino due.

La prima, “Dio sublime!”, non sarebbe ritenuta tale da quasi nessuno, ma non ripeto ciò che penso di sublime e sublimazione (in breve, equivale a “Dio perverso!”).

La seconda è quella, arcinota ma di oscura ovvietà, che associa al nome dell’Altissimo un nome suino:
il trattarsi di un animale non ha a che vedere, infatti nessuno troverebbe da ridire se l’animale fosse il leone o l’aquila, vettori di metafore di forza, coraggio, regalità:
vero che il maiale non le supporta, ma ne supporta altre di non minore valore, come la ricchezza, la bontà, perfino la generosità (di questo animale si mangia quasi tutto, e in tempi di tradizioni contadine la sua macellazione era una festa di paese).

Le osservazioni appena fatte non potrebbero essere contrastate neppure da quelle tradizioni religiose che vietano di alimentarsene.

I nostri plurimillenari errori sulla prostituzione, e in generale su tutto ciò che fa capo alla “sessualità”, si sono tradotti in bestemmie sulla persona di Gesù, almeno due (anche se non mi illudo che ciò che dirò ammorbidirà le dure cervici).

Una fa capo alla tradizionale esegesi, predicazione e iconografia, che vede (allucina) nella “Maddalena” una prostituta (ma dove abbiamo la testa?):
ma fin qui non c’è ancora bestemmia, senonché c’è poi escalation nell’errore, e a scuola ci insegnavano che se errare humanum, perseverare diabolicum come appunto nel caso presente:
infatti, quando Gesù asserisce che “Molto le sarà perdonato perché molto ha amato”, gli facciamo dire (noi) che ha amato come prostituta, cioè lo riteniamo anche lui istupidito dalla ridicola ideologia secondo cui le prostitute “amano” (anche le “ragazze”, commentavo un tempo, si sbellicherebbero),
insomma, gli diamo dello stupido, naturalmente “sublime” (da quasi due millenni).

L’altra sta nell’interpretazione delle sue parole “Chi guarda una donna con concupiscenza ha già peccato in cuor suo”:
è l’idea corrente, invincibile e fasulla che “concupiscenza” significhi istinto (sessuale) ossia causalità naturale, e tale idea attribuiamo anche a Gesù:
non mi dilungo a confutare la sciocchezza dell’attribuzione, osservo soltanto che questa reca in sé una bestemmia:
se infatti fosse un istinto, il suo affacciarsi almeno momentaneo sulla scena del pensiero sarebbe automatico e come tale non imputabile, e Gesù, nel condannarlo, sarebbe o stupido (come sopra) o iniquo (vedete voi quale è l’ingiuria peggiore).

Stiamo a noi:
o siamo stupidi, o siamo imputabili (blasfemi).

Milano, 28 settembre 2007

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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