QUADRI FISSATI AL MURO

lo siamo, o eravamo, noi.

Il muro è il mondo, a sua volta fatto per i quadri, predisposto a Sistema, come i muri di una mostra.

Bisogna poi distinguere quadro e chiodo:
il chiodo è la fedeltà al quadro nella sua fissazione al muro,
è la sistematizzazione nel muro:
essa è autogestita, imputabilità.

Dunque tre termini:
quadro, muro, chiodo.

Il chiodo lo si può spostare, e insieme si può riorganizzare il muro, dando l’idea di quadri non tradizionali, di progresso.

In passato (Ottocento, primo Novecento), si sono descritti i quadri  psicopatologici secondo una tipologia clinica limitativa e prestabilita (altrimenti valida), ma poi si è finito per scivolare a parlare di “quadri clinici”, non proprio falsamente ma con pronunciata miopia descrittiva, unita a astigmatismo e altri difetti visivi:
invece la psicopatologia (i “quadri”) è es-uberante, e-norme, stra-vagante, de-bordante, es-aggerante rispetto al campo o agger di una clinica (medicina) che si rispetti e che rispettiamo:
è l’ipocondria, per esempio, a non rispettarla, come la querulomania non rispetta il diritto, mentre l’isteria  aggira anzi raggira la clinica (come non ammirare l’isteria?, con le sue autolesive astuzie pubbliche.)

La Psichiatria mondiale recente (DSM, PDM) non si rende conto:
a partire dalla decisione di non rendersi mai più conto, in un programma “scientifico” di ignoranza.

Il mondo della psicoanalisi, iniziata con Freud dal proposito di rendersi conto, se ne è allontanato contribuendo al quadro fissato, e perfino al mondo di questo, per il fatto di fissarsi teoricamente e linguisticamente all’idea di “clinica psicoanalitica”.

In questi quadri, “inibizione”, “sintomo”, “angoscia” de-campano dai campi clinici di queste tre parole.

La psicoanalisi interviene quanto al quadro, proprio nel suo de-campare:
poi, quanto a muro e chiodo, interviene il pensiero di natura che non ha chiodo né muro:
poi ancora, retroattivamente, il pensiero ricapitola anche la psicoanalisi ossia l’intervento sul quadro.

Rammento “lamur” come scriveva J. Lacan “lamour, l’amore presupposto, la Teoria dell’amore, l’amuro.

Il quadro o psicopatologia è la storia individuale o incarnazione di una Teoria, o di più d’una se non tutte ossia il mondo stesso come Sistema di Teorie o Oggetti:
l’individuo è diventato l’Atlante del mondo, con una congerie di contraddizioni che non sopporta di riconoscere, e di cui spesso non sfugge la comicità (ma io sconsiglio di ridere):
ma almeno, come Atlante del mondo non è provincia, oggetto di seriosi Seminari per “casi clinici” provinciali.

Il mondo, mondo dei quadri che siamo, non produce ricchezza:
questo fatto tocca materialisticamente anche i nostri conti in banca:
correggiamoci, se non per amore della verità, almeno per amore dei soldi:
ma constatiamo che quest’ultimo argomento non funziona, perché la patologia col suo muro non ama nessuna ricchezza.

(continua)

Milano, 6 ottobre 2008

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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