RAPE VANE

Ho già parlato di questo calembour piemontese di Pavese:

“Pupe fiape [fiacche, scipite] come rape,
rape d’üa [graspi d’uva] d’una fumna patanüa [femmina nuda]”.

Sorvolo sullo stato del desiderio di Pavese, resta vero che la sola natura riduce il desiderio in questo stato, intendo il desiderio in generale.

Significa che vale in generale il detto triviale “cavare sangue da una rapa”, il quale dice che non c’è nulla tra la compulsione (la “concupiscenza”) e l’indifferenza.

É lo stato cui ci riduce l’ontologia, o il primato dell’oggetto, o con formulazione spinoziana l’homo sive natura (cognitivismo, neuroscienze).

Infine, la concezione estatica del Paradiso scopre le carte gettando la spugna:
tutti gli enti sono rape da cui non si può cavare nulla di vivente, “Dio” compreso, non può esserci “Regno”, realtà sociale con i moti soddisfatti, dunque la massima fede è vana.

martedì 2 ottobre 2012

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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