REALTÀ AMICA E REALTÀ OSTILE. E L’EDUCAZIONE

«Child», n. 2
(online su www.studiumcartello.it)

 

 

Il bene non esiste

Alcuni che forse non mi conoscono molto ma qualcosa di me sanno, potrebbero chiedersi se sono impazzito, se ho voltato gabbana, cambiato bandiera.

Eppure è proprio così: “il bene” non esiste, e non fidatevi di chi vi dice che esiste. Vi farà un brutto scherzo. I due millenni che sono passati – visto che qui ci si riferisce al terzo – sono stati pieni di brutti scherzi in nome dell’asserzione dell’esistenza del bene. Era Platone a dire che esiste il bene: ebbene, ci sono stati gli eccidi platonici.

Non esiste il bene: esiste il beneficio. Il che cambia tutto. Non esiste il bene: questo “il”, “il”, “il” che va sempre più su e quando ricade giù è come un’esplosione, una bomba nucleare. Esiste il beneficio come fatto. Ma anche in nome della parola “fatto” potremmo essere daccapo: per esempio, dicendo che questo tavolo è un fatto possiamo ancora vanificare tutto, perché questo tavolo è un fatto solo nel senso che è stato fabbricato, fatto sì ma dal lavoro. Beneficio significa che c’è qualcuno che lo fa, che c’è un atto, che c’è un soggetto che lo produce, e qualcuno che ne beneficia, incluso il produttore. Il concetto di bene come beneficio è un concetto… – potreste finire voi questa frase perché l’aggettivo che sto per aggiungere per completare la definizione scorre logicamente e praticamente – economico (non posso dilungarmi troppo: alcuni qui sanno che io aggiungo anche: giuridico). Economico, non contemplativo.

Anche nella storia del cristianesimo c’è stata questa idea economica: mi pare che dati dalla metà del I millennio l’espressione “economia della salvezza”, riferita però, se non sbaglio, ai soli uomini. Come se Dio stesso non avesse un’economia: soltanto un obelisco non ha un’economia propria, un obelisco o un feticcio (ma è solo nel cristianesimo che si può parlare di un’economia di Dio: infatti la frase di ognuna delle persone della Trinità è: “Sto bene con i miei Partner).

Ora un’osservazione sul titolo di questo convegno: “La realtà che vince il sogno e la paura”. Non voglio fare una critica agli estensori del titolo, ma solo suggerire come prendere l’articolo determinativo, “la”.   …

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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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