REALTÀ E REALE

Altri dieci articoli come ieri, anzi meno, ed ecco la realtà di ciascuno nelle ventiquattro ore, in tutti i suoi compromessi anche estremi con la necessità biologica e sociale:
ecco la Psicopatologia come scienza della realtà, inclusiva di questi compromessi, in quanto la realtà è un abito confezionato dal “fantasma” come sarto disonesto,
ossia da una Teoria terribilmente efficace che ci occupa e dirige come una Centrale operativa.

Una tale realtà, qualcuno ha anche chiamato “Mondo”.

Mi considero quello che ha tolto la parola “fantasma” dalla penombra fantasiosa del castello scozzese (magari!), e soprattutto dall’oscurità di un’interiorità intestinale assai meno elegante:
designa una Teoria
– descrivibilissima alla luce del sole, come nell’articolo di ieri –
al posto di comando, un comando più severo e sistematico di altri che pure non scherzano.

La storia della Filosofia è costellata di Teorie o fantasmi:
molti Filosofi sgozzerebbero me Filosofo (come Freud filosofo).

La realtà non è dunque interessante (oltre che penosa, e noiosa: lo riconoscono tutti):
ma comincia a diventarlo quando si comincia a scoprirla come una tale confezione:
in analisi questa è una vera scoperta, quando accade.

C’è poi un altro passaggio
– che logicamente precede, ma anche per questo ci vuole tempo -:
interessante è il disegno primario di cui il “fantasma” è la deformazione secondaria, dunque ne deriva malgrado la sua presunzione:
è quel disegno, mappa o ordinamento, che chiamo, anzi si chiama, pensiero (“di natura” è ormai pleonastico) cui non siano imposte delle omissioni (“pietra scartata”):
questo pensiero non è meno orientativo, generativo di reale, della deformazione di esso.

Ecco la distinzione realtà(-fantasma) / reale che ho (ap)preso da J. Lacan:
sempre “sospetto” di buttarla in mistica, una mistico-matematica (ci tornerò un giorno):
a tale distinzione collegava quella tra moi e je:
una distinzione grammaticale che in italiano non esiste, come non esiste la particella “es”:
il che dovrebbe favorirci se non fossimo torpidi.

Ricordo appena ciò che dico:
che c’è reale dove c’è imputabilità, atto, anzitutto merito.

La tentazione è a buttarsi nell’imputabilità del delitto:
ciò rende interessante il delitto(-peccato), senza apologia di reato.

Milano, 20 giugno 2008

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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