SANTA MARIANNA AL COMANDO

Guardiamola questa magnifica Marianna, assisa per decenni sul suo trono pidocchioso a comandare, usando come scettro il suo corpo e l’immagine medica del suo corpo:
è l’isteria.

Naturalmente la sua corte – famigliari, paesani, medico, prete – finisce presto di farle da coorte, ma ciò non la toglie dalla posizione di comando che è il suo Ideale:
comanda che nulla vada più perché lei non viene mai, secondo la mia formula dell’isteria
“Aspettami io non vengo”, cioè s-vengo:
che poi si ritroverà variamente in ogni successiva patologia, fino alla schizofrenia rappresentata fin dall’antichità da Narciso assiso catatonicamente nel trono delle sue deiezioni, senza alcuna Eco che non sia la propria eco.

Tale Ideale assume variazioni, paranoica querulomane melanconica come in Antigone o nella Melanconia di Dürer:
quest’ultima merita la nostra attenzione per il suo appeal culturale, emozione senza mozione, che la distacca dalla sintomaticità manifesta per letteralmente proiettarla in tutta la Cultura, letteratura saggistica arti figurative cinema canzone musica architettura …: Qohelet universale.

È comprensibile che molti da decenni si siano affaccendati a negare l’esistenza dell’isteria, col pretesto che non si vede quasi più l’arco isterico o l’ingenuo s-venimento ottocentesco:
ma è cambiato solo il fatto che l’ingenuità clinica si è fatta Cultura.

Non a caso questo libro riproduce in copertina la Venere di Milo isterica di quel vero pensatore che è stato Salvador Dalì.

L’isteria è anaffettiva (“la bella indifferenza”), e proprio per questo è emotiva (vedi l’emozione della Melencolia 1 di Dürer), e infatti l’isteria è il maquillage delle emozioni e della corrispondente Teoria, che insieme al DSM e non solo si è incaricata mili- tantemente della negazione dell’isteria:
ossia del fatto che l’io-pensiero può darsi attivamente e inventivamente questa forma.

Lo stesso Socrate si è speso a costruirne la forma generale (“so di non sapere”).

Ciò che di magnifico ha Marianna, è il fatto che la sua costruzione l’ha fatta lei con il suo pensiero difensivo, salvo poi rimandare in eterno (rimozione) il riconoscimento di questa verità storica.

Sacra Marianna non santa, ma è stata la storia del Cristianesimo a concedere l’equivoco costruendo l’ossimoro “sacro-santo”, perché “sacro” significa inaccessibilità (per esempio Marianna) men- tre “santo” significa accessibilità.

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Prefazione a:
Gianpietro Séry,
Marianna. Isteria, lussuria senza lusso,
Sic Edizioni, Milano 2013


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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