SCIENZE DELLA PSICHE E MATRIMONIO CANONICO

SABATO DOMENICA 15-16 OTTOBRE 2011
in anno 155 post Freud amicum natum

 

 

Ho in mano questo libro, Scienze della psiche e matrimonio canonico [1], dal quale prendo spunto per credenti e miscredenti:
questi ultimi oggi sono sempre meno, la gente “crede” anche se non sa cosa.

Recentemente ho riparlato di uomo e donna che si uniscono a fare società (Perché ho sposato?, lunedì 10 ottobre, e il precedente Ho sposato, sabato-domenica 3-4 settembre) potendo poi, se lo vogliono, situare questa in quella forma giuridico-statuale che la tradizione linguistico-giuridica chiama “matrimonio” ( e perché non “patrimonio”?).

Poi, c’è stato chi si è dato cura di osservare che la suddetta forma non assicura affatto il successo o tenuta di tale società (a parte certi effetti giuridici), il suo non default, e sappiamo la frequenza dei casi di separazione e divorzio e anche del caso di divorzio in casa, oltre che dei casi di non-matrimonio.

Ne è venuto il matrimonio canonico del cattolicesimo, ossia l’idea di un supplemento (ma quale?) da dare al matrimonio civile, detto “sacramento”,:
questo comporta non la sua annullabilità successiva bensì il solo riconoscimento di nullità all’origine.

Osservo che, risalendo ai minimi termini, affinché ci sia nullità non c’è soltanto il caso soggettivo del vizio di consenso al sacramento:
più radicalmente c’è il caso che non esista affatto il sacramento cui dare assenso, malgrado la credenza in tale esistenza, ossia il quesito se esso abbia o non abbia una formulazione positiva soddisfacente.

La questione non è posta anzitutto da me, perché è stata posta da un Papa della modernità, Pio IX, allorché ha condannato l’idea che il sacramento sia una benedizione sul matrimonio civile o, come mi sono già espresso, la crema religiosa sulla torta civile [2]: dicevo già che Pio IX scriveva per la nuora liberale affinché la suocera cattolica intendesse:
infatti ai “liberali” dell’epoca non importava nulla del sacramento in un senso o in  un altro, e dunque non potevano ricadere nella condanna papale:
in accordo con Pio IX, consegue che sono nulli tutti i matrimoni celebrati come crema religiosa (“papale-papale”).

Su tale base autorevole sorge il quesito se sia mai esistito un matrimonio sacramentale valido:
un dubbio legittimo in assenza della certezza e chiarezza della fattispecie positiva detta “sacramento”.

In caso di fattispecie non certa e chiara, la psicologia non ha nulla a che vedere:
che il consenso sia viziato o meno, sarebbe comunque consenso a un vuoto:
le “scienze della psiche” sono servite da alibi o censura dell’inadempienza della fattispecie come tale.

Da tempo richiamo l’attenzione sulle inadempienze della storia cristiana:
la prima delle quali è la configurazione del cristianesimo come religione, il che assolutamente non è.

Dico la mia:
quello del sacramento è un caso di indissolubilità ristretta entro il più generale Regime dell’appuntamento:
la mia fedeltà rimane intatta verso tutti coloro che vivono come me di Regime dell’appuntamento, ossia che fanno con me il legame sociale della Società Amici del Pensiero:
non divorzio da loro.

Può essere accaduto che un giorno io abbia sposato una una, posto che abbia trovato motivo di farlo, al che nulla mi obbligava e neppure lei:
ma il legame precedeva (lascio intonso il caso della poligamia), e per questo non divorzio da lei:
tutt’al più cambio galassia (autobiograficamente, ho agito così).

In altri termini, se ci fosse sacramento sarebbe il sacramento del legame sociale come tale, non di un legame privato, intimo, famigliare:
ricordo qui Hegel che dichiarava di non sapere collegare la donna con l’Universo (umano), ammettendo come sola eccezione quella mortifera di Antigone, non sposa, e legata a un fratello ma solo in quanto morto.

Viene qui allo scoperto la disastrosità dell’idea dell’amore come dono (costo) anziché come iniziativa che avvia un processo (beneficio).
_______________

[1] Gabriele Fattori, Cantagalli, 2009.
[2] Il Sillabo, Proposizione LXVI, condanna la seguente idea: “Il Sacramento del matrimonio non è che una cosa accessoria al contratto, e da questo separabile, o lo stesso Sacramento è riposto nella sola benedizione nuziale”.

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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