“SE TI TROVI DENTRO UN BUCO, PIANTALA DI SCAVARE!”

A una domanda politicamente imbarazzante da parte di un giornalista, recentemente la senatrice democratica americana Claire McCaskill ha risposto:
“Le parlo come figlia delle campagne del Missouri:
da noi si dice:
‘Se ti trovi dentro un buco, piantala di scavare!’ ”.

[Dato fornitomi da M. D. Contri, che spesso ha rammentato la consimile battuta “Provaci ancora Sam!” ]

Il continuare a scavare nel buco (ripetizione coatta) si ritrova ovunque, vistosamente nella politica, e altrettanto vistosamente nella patologia, che è patologia proprio perché vi si continua a scavare.

Piantarla di scavare è anche la prima regola della psicoanalisi, nonché l’inizio cronologico di essa:
osservo che inizio e regola sono comportamentali,
e che Freud parla d’amore (“di trasporto”, un moto assente nei buchi).

Rammento quel precedente articolo in cui rammentavo che gli psicoanalisti hanno perso l’occasione storica di denominare “Comportamentismo” la loro disciplina:
lasciando così un vuoto linguistico che subito è stato occupato da altri, e il Comportamentismo fu.

D’altronde tutti sanno che non è possibile lasciare un vuoto di potere, esso verrà subito occupato da qualcun altro:
ecco un’occasione per sapere che il linguaggio è potere, pacifico potere in certe condizioni.

Ci si ammala per questo:
senza colpa (è l’ingenuità) il bambino lascia un vuoto di potere (linguistico), e qualcun altro lo occuperà malamente:
questo vuoto riguarda anzitutto l’amore, la sua denominazione in quanto al riparo da contraffazioni … amorose:
e verrà subito occupato dalla Teoria dell’amore presupposto:
nei genitori e specialmente in “La Madre”, nella Patria, nel Partito, nella Chiesa, in Cielo, e naturalmente in “La Donna”:
cioè dalla negazione del fatto che in ogni caso e a ogni buon conto l’amore è il comportamentale “trattare bene”:
il “bene” stesso è una menzogna se non è una subordinata del verbo o atto “trattare”.

La menzogna amorosa, la più diffusa oggi e nei millenni, ha varie formule linguistiche, che tutti sono in grado di individuare e trascrivere a partire dalla propria esperienza:
ognuno dia nome a degli atti, poi giudichi se meritano l’attributo amoroso:
ecco il primo “dare nomi alle cose”, “chiamare le cose con il loro nome”:
dal nome degli atti come le prime “cose” verrà il nome delle cose.

Comprendo bene che dalla teoria del linguaggio come nomi di cose e non di atti, si sia potuto dedurre che parlare è mentire, e amare anche.

Si persevera a scavare in fondo al buco dell’Amore.

Milano, 24 settembre 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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