“SIAMO TUTTI DEI BIN LADEN”

Caro!, caro!, caro!, come ti piacerebbe essere qualcosa di più che un ladro di galline!

Ho appena sentito questa frase tanto tanto “spirituale”, qualcuno direbbe “cristiana”, della serie “siamo tutti omicidi” o più genericamente “peccatori”:
salvo poi distinguere tra chi lo resta in potenza (senza ecatombe), e chi passa all’atto (ecatombe).

Ma insomma, è mai possibile che ci sforziamo sempre di essere anche più stupidi dell’ultimo standard?:
pensiamo per esempio ai bambini di cui si dice che il già nato ucciderebbe il fratellino neonato:
ma vi siete mai chiesti perché la società non è una permanente strage degli innocenti ad opera di bambini-Erode in erba?

Torniamo a Caino il cattivo che fa a pezzi il fratellino, però che non ha affatto il genotipo mentale dell’omicida potenziale (quella brava “aggressività” degli psicologi) [1]:
semplicemente, non ha alcun legame sociale con Abele (come minimo, non scambia il suo grano con le pecore di quest’ultimo), in altri termini Abele non ha alcuna esistenza nel pensiero di Caino e viceversa (nessuno dei due ha più il “pensiero di natura” che è pensiero originario del legame sociale):
Abele è solo una sagoma ingombrante e fastidiosa [2], non un partner, la morte di Abele è pre-liminare, e che Caino si prenda la briga di fracassargli il cranio piuttosto che risparmiarlo è solo un incomodo contingente che potrebbe anche non prendersi.

Conclusione:
non è vero che siamo potenzialmente omicidi e disponibili al passaggio all’atto:
per diventare omicidi bisogna essere passati sì, ma a questo Ordine di idee, cioè avere fatto ben altro passaggio:
bisogna essere passati all’interruzione del legame sociale anzitutto nel pensiero, all’abdicazione al pensiero di natura:
il delitto inizia dal pensiero [3].

Qui posso arrivare al meno compreso dei concetti lacaniani, quello di forclusion o preclusione:
proverò a metterci alla prova i miei lettori.

___________

[1] La Bibbia dice che “Dio” ha gradito Abele e non Caino, ma questo è un caso in cui l’esegeta ateo è più onesto, infatti direbbe che questa preferenza è una proiezione del pensiero dell’autore biblico e non una carognata di “Dio” (infatti “Dio”, se esistesse, prenderebbe a pedate il suddetto autore).
[2] Della sagoma ho già parlato.
[3] L’autore biblico poi si riscatta (non è l’unico caso), proponendo Caino come uomo passato – guarigione – al legame sociale:

Genesi 4, 17-24, è un  testo che meriterebbe la lettura corale da parte di coloro cui sta a cuore ciò che mi sta a cuore, a partire da:
“Divenne un costruttore di città.”

mercoledì 8 febbraio 2012

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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