SOCIETÀ “AMICI DEL PENSIERO” 5 – COMMENTI 3: POSIZIONE GIURIDICA DI FREUD

Posizione giuridica di Freud come il primo Amico del pensiero. Suo riordinamento o ricapitolazione come derivato da esso.

Va incontro a mutazione la stessa definizione di “freudiano”, in quanto significa il pensiero – l’atto – di qualcuno che è stato il primo Amico del pensiero (non un teorico del pensiero).

Freud ne risulta ricapitolato come suo derivato.

Freud non ha scoperto l’inconscio (errore corrente): ha scoperto il pensiero, non una porzione di esso, nella sua facoltà congenita di asserire, porre, in-domito malgrado l’ostilità a esso.

Ha chiamato “inconscio” non un contenuto o un capitolo del pensiero, bensì questa facoltà del pensiero come tale esercitata nel compromesso a proposito di qualsiasi contenuto o capitolo. E’ la medesima facoltà a esercitarsi anche nel compromesso patologico.

Freud ha attivato con la sua filìa per il pensiero una nuova filo-sofia senza alcuna “sofìa” o epistéme presupposta e sovrapposta, riscattando il pensiero dalle servitù-divisioni-partizioni della filosofìa tradizionale.

Freud ha inaugurato l’amicizia del pensiero: ma non ha potuto farne-pensarne la Società attestandosi su un’Associazione di cui in seguito si è lamentato. L’Associazione non poteva salvarsi dal gruppo o massa “maggioranza compatta”, anzitutto del suo gruppo stesso.

Abbiamo iniziato (“Il pensiero di natura”) innovando rispetto alla tradizione lessicale freudiana (anzitutto passando da “pulsione” a “legge di moto del corpo”).

Vero è che per potere lavorare Freud si è momentaneamente e artigianalmente forgiato un nuovo lessico ad hoc: “pulsione”, “inconscio”, “es”, “superio”, “narcisismo”… , accusato poi di essere mitologico.

Ma subito è accaduto il peggio, perché quel lessico è diventato puramente referenziale del gruppo, separato dal significato o concetto: ossia “significante” in senso lacaniano cioè senza significato o concetto. Lo ha già osservato negli anni ‘50 J. Lacan, che a sua volta non ha però trovato riparo dal ripetersi della medesima mutazione linguistica nonché servitù. Il medesimo destino di gruppo si è ripetuto per i dissenzienti da Freud con i loro gruppi. Le stesse dispute del passato tra freudiani e junghiani si sono svolte a colpi di significanti, senza rinuncia al regime di questi da una parte e dall’altra.  …

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Pubblicato sul sito www.culturacattolica.it lunedì 5 ottobre 2009


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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