SOCIETÀ “AMICI DEL PENSIERO” 6 – COMMENTI 4: POSIZIONE GIURIDICA DELLA PSICOANALISI

Posizione giuridica della psicoanalisi. Suo riordinamento e ricapitolazione come applicazione dell’Amicizia del pensiero e del suo Ordinamento alla cura del disordine e disorientamento patologico. Psicoanalisi come un caso di Regime dell’appuntamento.

Questo articolo inizia dall’ultimo paragrafo del precedente e da altre premesse sparse.

La psicoanalisi è una pratica di habeas corpus applicata alla cura di certe patologie in cui il pensiero è stato sequestrato.

Si intendono le nevrosi che, nelle loro quattro componenti – inibizione, sintomo, angoscia, fissazione come fissazione alla Teoria, Oggetto o Ideale – sono presenti anche in psicosi e perversioni.

La psicoanalisi ha fondazione giuridica nel Primo diritto, o amicizia del e per il pensiero, Regime dell’appuntamento.

Nel Secondo diritto vive con pienezza giuridica nell’ambito del permesso giuridico, con autorizzazione sui iuris.

La “Società Amici del pensiero” non è dunque una Società di psicoanalisi: è nel subordine che quest’ultima eserciterà ancora più nitidamente la sua discreta presenza.

La domanda di associazione a questa Società non dovrà dunque essere corredata dalla certificazione di avere svolto un’analisi, né da quella di praticare come psicoanalista. L’aspirante dovrà solo riferire a sé stesso preliminarmente la triplice Norma fondamentale, precedendo con ciò il vedersela applicata a suo sfavore. Va notato che ciò vale anche per chi pratica notoriamente come psicoanalista, incluso il sottoscritto. E’ un caso di “gli ultimi saranno i primi”.

Ognuno potrà scoprire la prudenza giurisprudenziale del silenzio, quando occorra, senza per questo doversi fare monaco, cristiano o tibetano.

É ragionevole che coloro che praticano il lavoro psicoanalitico, detti per questo “psicoanalisti”, abbiano, come tali, incontri periodici sulla loro pratica, in cui siano i soli a prendere la parola per una ragione di fatto (ciò non ne fa un gruppo). La presenza a tali incontri di altre persone, come semplici uditori a scanso di presunzione, è altrettanto ragionevole, a condizione che i primi parlino la lingua comune-universale dell’Ordine giuridico del linguaggio: senza più quella certa aria di parlar-mestiere inter nos.

In tal caso l’aria di gruppo è sempre stata sensibile come una spessa cortina di fumo.

L’inter nos del parlar-mestiere è stato giustificato ovunque come un parlar di “clinica”, l’apriti-sesamo della complicità psicoterapeutica in cui tutti sono ecumenicamente fratelli. Chi ha frequentato simili fumerie non può non aver notato che la finezza clinica non vi è affatto assicurata.   …

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Pubblicato sul sito www.culturacattolica.it domenica 11 ottobre 2009


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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