“SON CONTENTO DI MORIRE …” O L’ANTIPAPISMO. E IL DOCETISMO

SABATO DOMENICA
11-12 luglio 2009 in anno 153 post Freud natum

 

 

Lettura di:

S. Freud
Ovunque
OSF

Chi mi conosce sa che, nonché miscredente freudiano (cioè con marchio di fabbrica), sono papista:
circa significato logico e senso reale di “papa” sto preparando un articolo.

Ora porterò due esempi di anti-papismo in seno al cattolicesimo, e non parlo di ribelli, eretici o scismatici.

1° Una delle tante canzoni da Grande Guerra contiene questa frase:
“Son contento di morire per l’avanzata!”.

Non mi accontento di ritrovarvi una retorica patria bellofila, venata di fascismo (c’era anche il fascismo di sinistra) e mascherata da strappalacrime.

Riuniamo in una sola confezione questa canzone con tante altre consimili d’epoca
– da ragazzo provavo per esse quel singolare orrore paralizzante che non giova alla critica -,
poi ricordiamo l’alto consumo di questa confezione canora nel cattolicesimo almeno italiano del passato,
e infine procediamo a un confronto, precisamente col papa che all’epoca era Benedetto XV.

Questo ampio pacchetto canoro, giustificativo della strage, si opponeva con giuliva sanguinarietà al giudizio del Papa su quella Guerra come “inutile strage” (1 agosto 1917):
insomma, tra essere cattolici e essere papisti ce ne correva.

A me il papa piace papale-papale.

Non sto a esplicitare il sadismo “amoroso” della frase, e consimili, ossia la formazione reattiva.

2° Avevo vent’anni quando ho sentito un prete che dava ai “giovani” un esempio di “infallibilità” papale:
se il papa, egli diceva, ordinasse che in auto i cattolici devono tenere la destra (o in Inghilterra la sinistra), essi devono obbedire.

Se il papa lo avesse scomunicato avrebbe fatto bene, anche per l’ovvia ingiuria al suo alto ufficio:
solo il più salace e sagace laicismo ottocentesco avrebbe potuto dire una cosa simile:
immagino facilmente un Pio IX furibondo che esce dalla tomba almeno per ribellarsi:
ma furibondo contro il prete, non contro la satira del laicista che nella satira era solo un collaboratore insperato, e gratuito.

Per finire.

Non saprei dire se i cattolici mi ricordano gli psicoanalisti o se questi mi ricordano i primi:
in ogni caso l’antifreudismo degli psicoanalisti trasuda da tutta la storia della psicoanalisi:
molti di essi mi hanno ricordato la casistica del “cristiano in crisi”.

Non faccio lo spiritoso:
gli uni e gli altri hanno in comune il docetismo
– ne ho già parlato e non torno sulla definizione -,
un docetismo pio ossia il peggiore, e da secoli.

Si tratta di una questione seria, tra tutte la più seria a ogni latitudine non solo geografica ma anche storica, così formulabile:
esiste un discorso che non sia docetista?

J. Lacan, incompreso, la formulava così:
dun discours qui ne serait pas du semblant” (Seminario 1971).

É documentabile che a livello mondiale il docetismo ha vinto culturalmente, cristiani o non cristiani:
i cristiani stessi – incredibile! – non fanno che parlare del “volto” di Cristo, niente pensiero:
ho sottomano un libro intitolato perfino “Il volto dei volti di Cristo”, brrr!

Rincaro, anzi peggioro, ancora con J. Lacan:
esiste una Cattedra che non sia universitaria?:
è questione da papa, che ha Cattedra sì, ma di Pietro.

Freud ha iniziato, in quanto primo Amico del pensiero, un discorso non docetista e non universitario.

[Si veda l’errata corrige di martedì 14 luglio, “Non stiamo tra … eccetera”, in cui riconoscevo un mio lapsus di scrittura: qui sopra l’ho corretto retroattivamente, ma come sempre desidero riconoscerlo.]

Milano, 11-12 luglio 2009

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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