SpA CONIUGALE

Ricevo da Beatrice Bianco una storiella dapprima solo divertente, raccolta da una trasmissione di Fabio Fazio in cui l’intervistato, l’Avvocato matrimonialista Cesare Rimini, ha ricordato comicamente una richiesta di matrimonio su un giornale anni ’30:
“Agricoltore 38enne cerca, scopo matrimonio, donna 30enne, proprietaria di un trattore. Pregasi inviare foto del trattore.”

Sembra una satira, benevola come lo è ogni satira anche graffiante, di ciò che dico da anni sul coniugio riuscito a condizione di essere una SpA:
si comprende perché sono rari i coniùgi riusciti, e questa osservazione si proietta retroattivamente sulla storia del matrimonio con la sua ideologia (complementarità reciproca) e il suo proletariato (riproduzione di forza-lavoro a basso costo, lavoro servo quando non disoccupazione):
la stessa educazione dei figli sarà quella di una scuola di economia, e senza pregiudiziale distinzione micro/macro.

Non è solo a fini di satira che adducevo Diabolik e Eva Kant come un esempio della mia SpA, e anche i coniugi Ténardier o Trudy e Gambadilegno (non Topolino e Minnie):
ma anche per portare esempi dell’essenza del moralismo, che vuole l’“amore” disinteressato (I. Kant):
con la conseguenza che quando è interessato deve trattarsi di associazione per delinquere, mentre quando è disinteressato è una scuola di kantismo:
come si evince, per essere kantiani non occorre essere scolarizzati.

In questi giorni in cui mi rallegro per il sommovimento elettorale, la mia gaiezza è stata raffreddata dall’udire agghiaccianti pronunciamenti kantiani proprio da rappresentanti della Sinistra:
di una Sinistra che sta con Kant − Kant non Marx − non mi fido.

Nella mia prospettiva, la fedeltà coniugale si sposta a fedeltà negli affari, con liberazione dei sessi dalla loro tradizionale coazione (“sessualità”), fino al famigerato “debito coniugale”:
nulla a che vedere con l’ideologia della “liberazione sessuale”, che poi è solo una riedizione della coazione, bene rappresentato da Sade, Apollinaire, Mozart in Don Giovanni, Aretino eccetera.

Non tenterò più di persuadere qualcuno che il migliore coniugio è tra single o eremiti come li intendo − soggetti con un posto libero −, un tetto a due uscite.

Superfluo specificare che SpA non significa casa-bottega.

Rispondo a una domanda di Anna Saccaggi a proposito del mio parlare del desiderio come di un finanziamento:
il primo interesse (non voluto da Kant) è quello di venire finanziati in desiderio (“passione”), che è la nostra massima penuria:
intendo l’unica penuria fisiologica, quella per cui la nostra messa in moto deriva da un ec-citamento (non bisogno, non istinto), che traduco chiamata, vocazione (“citare”), sollecitazione positiva a un atto da partner a partner che chiamo appuntamento.

Il sesso non è una tale sollecitazione, eccitamento o appello (c’è ancora bisogno di dimostrarlo?), non c’è sex-appeal neppure nel … sex-appeal:
a crederlo si rischia anche la prigione.

Dopo il bambino la penuria diventa patologica, oggi comunemente designata dall’onnipresenza della parola “depressione” (aspecifica, non designa una particolare patologia):
il desiderio non è interno al coniugio, ma lo pone in essere come quel singolare affare che è connotato, differenzialmente da altri, dal non darsi obiezione all’implicazione dei sessi.

venerdì 20 maggio 2011

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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