STORIA DELLA LINEA, O LA VECCHIA MAGIA NERO-OSSESSIVA

Un breve articolo invece di un saggio, così guadagno tempo invece che fare ricerca del tempo perduto (Proust).

Il partito della linea (“Dalla linea del partito al partito della linea”, giovedì 15 gennaio) è più antico e duro della linea, anche se dura, dei partiti.

Riprendo da R. Magritte, “La magie noire” 1945, il cui olio su tela rappresenta una statuaria figura femminile nuda, color azzurro-cielo sopra la vita (il cielo di Magritte), sotto color “carne” (sorvolo), accompagnata dal commento:
“É un atto di magia nera trasformare la carne della donna in cielo”.

La storia della linea, o dell’ossessione (ritrovabile anche clinicamente come nevrosi), ha tre linee a tappe:
3° la terz’ultima è quella segnata da Magritte (donna separata come angelo o angelicata);
2° la penultima e seconda è quella che separa la madre dalla donna;
1° la prima, e principio della serie, non riguarda affatto la donna se non tatticamente:
l’attacco è alla partnership, appuntamento, S › A, qual che sia il sesso, attacco al pensiero come fonte della legge dei corpi.

Commento a 3°:
una donna non perdonerà mai un uomo che l’ha messa in questa posizione;

commento a 2°:
la madre, separata dalla donna e inquinante la donna a cominciare da sé stessa, non perdonerà il marito e la farà pagare ai figli;

commento a 1°:
la linea, ubiquitaria e in continuo spostamento e riedizione a ogni latitudine e longitudine, divide sistematicamente S da A, in modo “cortese” in tempo di pace non guerreggiata:
paranoia nell’ossessione, ostilità.

Medea, sceneggiatura sanguinaria a parte (come nei film western), se ne trae fuori.

Dante & Company fiorentina (“Guido, io vorrei che tu Lapo ed io …”), sono i gay del “dolce stil novo”, elaborazione ulteriore delle finezze perverse del precedente “amor cortese”.

Comunque, Dante si accorgeva bene che non andava bene, con la sua rappresentazione di una Beatrice persecutrice, mammina-maestrina, e sul finale gliela fa pagare (“Beatrice dov’è?”):
e in effetti, per venire ai giorni nostri, come sopportare una Chiesa “Mammina et maestrina”?

Nel succitato sonetto, Dante dà ragione a Magritte:
infatti vi figura la magia (“incantamento”, amoroso indubbiamente), e c’è perfino il Mago Merlino.

In tanta sordida e dolorosa scherzosità, ho motivo di parlare di manfrina (sulla donna) plurimillenaria:
“manfrina” infatti è il nome di una danza medioevale corrotto in tiri-tera, ossessione anche foneticamente:
ho scelto questa parola per significare che la gravità del “peccato originale” è che non era una cosa seria, stupida piuttosto.

Furiosa perché resa trascendente, “angelicata”, una donna ha ragione, perché trascendente è solo il pensiero:
in cui non c’è discriminazione sessuale, ma onestamente differenza.

Milano, 3 febbraio 2009

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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