STUDIUM

Corso 1992/1993
“PSICOPATOLOGIA”

 

 

Vi saluto, vi salutiamo.

Questa giornata è conclusiva. Le conclusioni per noi servono a riaprire e due sono le aperture cui è destinata questa mattina.

La prima è quella che fa capo alla nuova parola introdotta che è la parola studium.

Vi suggerisco di prendere nelle vostre mani i fogli che dovreste aver raccolto all’esterno.

C’è il fac-simile di copertina di un libro — è stata stampata malissimo: abbiamo ritenuto di distribuirla ugualmente — e di alcuni fogli bianchi, alcuni fogli che sono bianchi quanto al testo; sono riferiti soltanto 33 capitoli dello stampato, del fascicolo che riceverete, ma alcuni avvisi saranno poi dati da Antonello Bolis, anche a questo proposito.

Dicevo: la prima apertura riguarda la collocazione che propongo — la SPPP — e il secondo fine è quello di aprire fin d’ora a ciò che sarà la Scuola il prossimo anno, sulla scorta dell’esperienza di quest’ultimo anno e di quel poco che abbiamo fatto l’anno precedente.

Mi trovo ad avere la fortuna di poter leggere delle cose già scritte, ossia di non dovermi fidare, affidare troppo alla mia fatica e stanchezza di questi giorni.

Delle cose erano già scritte quattro anni fa e precisamente con il titolo “Studium”

Dicevo prima: la condizione di stanchezza fa sì che non sia il caso di fidarmi troppo del mio proprio pensiero in determinate circostanze.

Nella nostra psicologia noi non insegniamo che non è il caso di fidarsi del proprio pensiero, di diffidare del proprio pensiero, non fidarsi troppo del proprio pensiero. Anzi.

Direi che insegniamo che certo è bene avere la certezza riguardo ai propri pensieri, ossia fidarsene. Ora che ci penso direi anche di più: che si può ragionevolmente avere fiducia, non solo per rispetto formale “anzitutto” dei nostri pensieri, a condizione e solo a condizione che i propri pensieri siano pensieri di quella legge di cui parliamo, ossia essendo legge la rispettiamo sempre,e del vantaggio proveniente dagli uni e dagli altri, da tutti gli altri, quand’anche si riducesse l’universo di tutti gli altri anche a solo uno; allora è un pensiero; il mio pensiero quando è affidabile, è il pensiero di un principio con un criterio della affidabilità di un altro.   …

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Pronunciato il 19 giugno 1993
Trascrizione a cura di Gilda Di Mitri
Testo non rivisto dall’Autore


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Data di pubblicazione: 05/06/2016



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