THINK! E CARITAS: IL BUON SAMARITANO

[Roby Noris, regista degli eccellenti Video noti ai visitatori di questo Sito e ai passeggiatori in You Tube, mi ha invitato a scrivere qualcosa in proposito per la rivista della “Caritas” ticinese, nel contesto della quale egli svolge questo pregevole lavoro. Alla pagina inviata ho qui aggiunto una Conclusione.]

Non trovo parole abbastanza buone per qualificare la mia esperienza televisiva con Roby Noris e la Caritas ticinese:
quello di Roby è stato un mix unico di amicizia, intelligenza, competenza.

Sostanzio il mio ringraziamento con un breve “pezzo” supplementare simultaneamente degno di Think! e di ciò che significa “Caritas”.

Tutti conoscono la coppia, tradizionale in morale e economia, “egoismo/altruismo” (ci si è messo anche John Nash).

Non l’ho mai trovata molto … buona (moralmente, economicamente, logicamente), e preferisco ad essa la configurazione delle cose data dal “Buon Samaritano [1]”.

Il quale andava per i suoi affari, quali che fossero, e ha modificato il suo percorso ma senza sacrificio di esso, né oscillare tra ego e altro:
semplicemente (ecco la semplicità della complessità: non è un ossimoro) ha individuato nel tizio massacrato un duplice e co-incidente danno o disturbo:
per il tizio stesso, e per l’universo in quanto uni-verso degli affari comunque intesi, perché i massacri non giovano agli affari,
– sono affari anche quelli amorosi, e mal ce ne incoglie quando ne facciamo affari separati o peggio  confliggenti -,
e dunque neanche al Samaritano.

Il suo intervento, con deviazione sì ma solo come estensione della viabilità a sua disposizione, ha al tempo stesso soccorso il malandato individuo e il malandamento dell’universo, con beneficio degli affari di tutti compresi i suoi:
poi ha ripreso la sua strada, ma solo perché non l’ha mai interrotta bensì arricchita grazie all’imprevisto, che gli ha consentito di rendere più complessi i suoi affari:
predittivamente parlando, come giustamente piace agli economisti, gli affari possono solo essergli andati meglio, senza zigzagare tra altruismo e egoismo
(prima o poi distinguerò predittività diverse).

Il Samaritano (niente “buon”) non andava a caccia di gente da curare, non era malato di samaritanismo, che si chiama sadismo camuffato da formazione reattiva:
quanti si iscrivono a Medicina, o a Psicologia, per il desiderio di curarsi dell’umanità sofferente?:
“curarsi” come “sposarsi” non sono curare e sposare.

Erotomane quale sono, termino con una domanda retorica:
come si può credere che tra gli amanti vada bene, se zigzagano nella coppia divorziata egoismo/altruismo?:
è l’universo a fare l’amore, in tutti i sensi dell’espressione:
Caritas” dovrebbe significare questo.

Conclusione

Lo psicoanalista, come il samaritano senza samaritanismo, dovrebbe essere un uomo d’affari che solo applicativamente, secondariamente, si dedica ai malati senza condividere la malattia:
ho già detto che, prima che psicoanalista, è un Amico del pensiero che non si sottrae, proprio perché tale, a questa applicazione, quale che sia la quantità di tempo che le dedica.

Il divano dello psicoanalista è semplicemente un divano – anche il Samaritano doveva averne uno a casa sua -, non un divano “da psicoanalista”, ridicolo!, piuttosto due materassi coperti da un tappeto arabo o persiano.

Quelli che dicono “lettino”, se solo conoscessero l’italiano farebbero stendere i pazienti nella camera dei bambini.

Quelli che dicono “lettino” si farebbero pelare vivi – o meglio pelerebbero vivi altri – piuttosto che riconoscere che “lettino” proprio non ci sta:
ma qui la cervice è non dura ma durissima.

____________

[1] Ne avevo scritto in “SanVoltaire”, Guaraldi, Rimini 1994, pp. 13-15, con il titolo: “Al delinquente ignoto”. Già apparso in “il Sabato”, 6 maggio 1989.

Milano, 04 novembre 2009

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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