TITOLARI E LA SOCIETÀ AMICI DEL PENSIERO

SABATO DOMENICA 5-6 GIUGNO 2010
in anno 154 post Freud amicum natum

 

 

[É accaduto che qualcuno mi scrivesse cliccando, nell’Avviso posto in apertura di questo Sito, l’indirizzo postale scrittovi in calce: per ragioni che non conosco non è stata operante la connessione. Prego chi l’abbia fatto di riscrivermi digitando il medesimo indirizzo.]

L’insuccesso generale e di ognuno è la mancata titolarità del pensiero, ovvero l’obiezione all’essere signore a casa propria che è il pensiero stesso, o libertà senza la quale la libertà di pensiero tutelata dalla Costituzione è fioca:
tutta la psicopatologia è la casistica di questo insuccesso, non priva di relazione con la casistica criminale.

Il pensiero è esteso e illimitatamente, non interiore, non è estesa la sola res extensa cartesiana (la res cogitans di Cartesio resta disponibile alla mistica):
solo l’obiezione di principio, inizialmente di fonte educativa-storica ma poi militata dall’individuo, lo può limitare, o privatizzare:
e in effetti la psicopatologia può essere definita come proprietà privata del pensiero come si dice “proprietà privata dei mezzi di produzione” (solo che qui non c’è neppure proprietà, ossia le beffe oltre al danno):
nella Civiltà la privatizzazione si è sviluppata con l’assegnazione parcellizzata del pensiero a gruppi (filosofi, psicologi, teologi: faccio osservare che non aggiungo gli scienziati).

Lo Statuto della “Società Amici del pensiero” si propone come la Carta di questa titolarità, anche per chi ne sia ancora lontano, invitandolo ad avere la prudentia di riconoscere questa lontananza:
un Socio è dunque titolare della Carta.

La sua forma abbreviata è la triplice Norma fondamentale che lo anima:
I. amicizia per il pensiero, II. non ostilità al pensiero, III. non indifferenza al pensiero:
essa è posta in forma giuridica, non dogmatica o teorica [1].

La titolarità del pensiero comporta una triplice rivoluzione giuridica, in 1. amore(-lavoro), 2. senso(-sapere), 3. lingua(-atto):
1. riconciliazione dell’amore con il lavoro, vs innamoramento come divorzio amore/lavoro;
2. riconciliazione del senso con il sapere, vs religione come divorzio senso/sapere;
3. riconciliazione della lingua con l’atto, vs ontologia (o teoria della lingua come nesso parole-cose) come divorzio lingua/atto.

L’amore se esiste ha come condizione una mediazione
− che è proprio ciò che l’innamoramento nega con ferocia, la violenta caritas di Riccardo di San Vittore −,
e questa mediazione è l’amicizia del e per il pensiero.

La peggiore tradizione religiosa ha fatto di “Dio” la fonte esclusiva dell’amore, e dell’amore come innamoramento:
del che “La Madre” ha approfittato facendogli concorrenza spietata, e con successo, proponendosi “Lei” (inesistente eppure “Lei”) come fonte esclusiva dell’amore:
“La Madre” nella sua perfetta astrazione miscredente − l’ateismo è “La Madre” − è la madre di tutte le religioni.

“La Madre” è un abuso linguistico – chiamiamola ormai Lamadre – che fa torto alle donne con figli attuali o potenziali:
il significato o concetto di Lamadre è quello di Teoria indeterminatissima o pura Supposizione − indifferentemente L’Amore, La Verità, Il Bene, La Bellezza, La Felicità, … − alla quale subordinare il proprio pensiero:
ma ciò è disperante perché, anche se io fossi disposto alla massima sottomissione piuttosto che rivolta, non saprò mai a chi e che cosa sottomettermi o rivoltarmi, e allora potrò solo rinviare il pensiero in eterno (“rimozione”):
ma poiché il rinvio eterno non funziona, allora il rinviato opererà (“ritorno del rimosso”) sotto questo plumbeo cielo, e di conseguenza, come si dice, son dolori! (per tutti).

Sconsiglio sempre ai miei pazienti di trucidare la propria madre, benché santadonna, nell’illusione di far cadere Lamadre, idem per Ilpadre che a sua volta ha avuto Lamadre:
conseguenze penali a parte, non serve se non a eternizzarla/o come Ideale:
che fare?, niente!
____________

[1] Posso dire che il problema dei dogmi (in generale) è quello di avere forma … dogmatica e non giuridica. Il Credo di Nicea non ne manca (genitus, procedit).

Download

Pubblicato su www.giacomocontri.it


Download

File Dimensione del file
pdf 100605TH_GBC3 282 KB

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.

Copyright © 2021 Giacomo B. Contri - C.F. CNTGMB41S04E379X
Copyright - Contatti - Tutela della Privacy - Cookie Policy


Credits


Data di pubblicazione: 05/06/2016



Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.

Contatore utenti connessi