TURANDOT TESTIMONIAL DELLA POLITICA INSODDISFATTA

SABATO DOMENICA 16-17 MAGGIO 2015
in anno 158 post Freud amicum natum

 

 

Il Primo Maggio è stato celebrato dalla Turandot alla Scala, involontario riconoscimento di una verità politica nella rappresentazione di Stato di questo teatro patologico.

Do per nota la trama.

La condizione in Puccini per svolgerla (peraltro con sensata incertezza nel finale) è di ambientarla in un’atmosfera alta (regni, una principessa, principi, sentimenti elevati anche nella crudeltà), lontani dalla prosaica e illogica vicenda di una comune isteria:
i Grimm hanno invece unito i due registri nella comicità grossolana della novella Re bazza di tordo.

Turandot esplica la sua inflessibile condotta con il mito personale dell’antenata violentata da un feroce re tartaro:
si tratta di una Teoria (che è così che accade tra uomo e donna, una Teoria facilmente estendibile alla vicenda tra i propri genitori), che implica irrazionalmente che la discendente, Turandot, si faccia vendicatrice, dunque non di una Teoria esplicativa bensì di un imperativo addotto come primario (“fantasma”), come tale senza soluzione neppure nell’infinito dei principi decapitati (è il Superio nel lessico freudiano):
non deve neppure sfuggire l’identificazione maschile di Turandot (con il feroce re tartaro in fabula).

Non che Turandot non riconosca una sua autonoma passione (scena del bacio), ma l’imperativo rimane nel conflitto:
ricordo qui la frase di tanti romanzi e film del passato “Avrai il mio corpo non la mia anima”, un classico dell’isteria accompagnato dal pensiero “Questa me la paghi!”

É qui che Calaf introduce la sua soluzione, quella di consegnare la propria testa a Turandot – ma devo correggermi, la consegna all’imperativo – rivelandole il suo nome:
ora Turandot ha effettivamente una soluzione, quella di non dovergli più tagliare la testa ma semplicemente perché l’ha già avuta, e le resterà in mano per tutta la vita (come si vede in tante coppie in cui lui ha “perso la testa”):
che Calaf canti “vincerò” ne mostra l’illusione:
anche lui è nevrotico (tipo ossessivo), se fosse sano non ci si metterebbe nemmeno, col pensiero “una s…nza così meglio perderla che trovarla”.

Ma che soluzione?:
l’imperativo non è dissolto ma solo risolto in una variante:
soddisfare il Superio non soddisfa ma seda soltanto (l’angoscia):
“amore” neanche parlarne:
la pace resta insoddisfatta:
è una verità personale e politica, degna del Primo Maggio (vedi La pace insoddisfatta, martedì 12 maggio).

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Pubblicato su www.giacomocontri.it


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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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