UN MOSTRO DETTO “PSICOLOGIA”

Nella sua costitutiva e feroce ottusità intellettuale, il Nazismo non è riuscito neppure a concepire il Mostro partorito invece dalla democrazia liberale [1]:
quella che facciamo bene a tenerci com’è, con le sue varianti di destra e sinistra, perché non siamo affatto in grado di fare di meglio [2], e sarà bene non provarci neanche più visti i massacranti tentativi del secolo appena trascorso.

Può accadere che riconoscere una pecca e tenersela consenta più sapere e movimento, e perfino libertà di movimento:
come fa un corso d’acqua, meglio ancora una strada, meglio ancora uno sciatore, si può imparare a girarci attorno, imparando che il segmento non è il modello della strada più economica, ossia che la legge di moto non è geometrica:
diversamente, accade quasi sempre di spiaccicarci contro, di dare il muso sul muro, e qui vale J. Lacan quando ci informa che il nostro amore è a-muro.

Parlo del Mostro criminale della Psicologia in regime di monopolio:
un monopolio facilmente osservabile nel fatto che oggi potrebbe venire perseguita penalmente una persona per il solo fatto di avvalersi del titolo “Psicologo”, il che non era accaduto nemmeno per “Filosofo”.

Osservo che muovo proprio dal riconoscere la massima importanza alla parola “Psicologia”, proprio perché nella tarda Modernità essa significa competenza, sapere, nell’intero campo di movimento dell’individuo:
ebbene, il Mostro è la scissione tra io e competenza, con sottrazione all’io della titolarità individuale della Psicologia:
“Psicologia” oggi significa ciò che non avrebbe mai dovuto significare − è la legge di Murphy −, l’incompetenza dell’individuo nelle leggi che lo riguardano.

Io psicoanalista sono uno psicologo, sono un filosofo − ossia come Freud non ammetto più la loro demarcazione, da cui la Psicologia “scientifica” è partita −, che lavora almeno con i propri clienti alla competenza e titolarità individuale della psicologia.

La Psicologia novecentesca, con il suo progressivo e ormai brutale monopolio del titolo, ha prodotto una sedata esautorazione universale, quella per cui qualsiasi cosa pensiamo e facciamo, stiamo soltanto giocando (la Teoria dei giochi ha trovato terreno psicologico propizio).

Non voglio ancora concludere neppure oggi:
arriverò allo habeas corpus, meno per osservare che la Psicologia esautorante è un attentato ad esso, che per asserire che lo storico habeas corpus era ancora crudo, come la Modernità che fideisticamente avevamo dato per raggiunta come la pelle dell’orso.
____________

[1] Ma ottusità e ferocia non sono in contraddizione con l’intelligenza automatica, così che il Nazismo non ha mancato con sicuro “istinto” di mettere le mani sulla “Psicoterapia”: vedi Geoffrey Cocks, Psicoterapia nel terzo Reich, Boringhieri 1988.
[2] La battuta da me ripetuta di W. Churchill denota il buon logico: “La democrazia è il peggiore dei regimi a eccezione di tutti gli altri”.

mercoledì 14 luglio 2010

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Data di pubblicazione: 05/06/2016

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